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Recensioni | Pubblicato il 20 giugno 2013

cover

Marnero

Il Sopravvissuto

Genere: Post-hardcore, Punk

Anno: 2013

Casa Discografica: Sangue Dischi, V4V Records, Fallo Dischi,
Escape From Today, To Lose La Track, Dischi Bervisti,
Mothership

Servizio di:

“L’investì il gran flutto, dall’alto, con impeto terrificante e fece ruotare la zattera. Lontano dalla zattera cadde, dalle mani lasciò andare il timone: l’albero glielo ruppe a metà, un turbine di venti diversi sopraggiunto terribile, vela e antenna caddero in mare, lontano. A lungo lo tenne sommerso, non poté riemergere presto per la furia del grande maroso. [...] Ma neppure così, benché affranto dimenticò la sua barca: slanciandosi fra i flutti la prese, evitando la fine e la morte.”
(Omero, Odissea, traduzione Privitera, V canto, versi 313-326)

Se con i Laghetto il chitarrista e cantante John D. Raudo e il batterista G.J. Ottone avessero deciso di trattare il tema del naufragio, la scelta del protagonista sarebbe probabilmente ricaduta su Gulliver del satirico Swift. Ora, divenuti Marnero al fianco di colonne della scena hardcore  romagnola come Ed e Lady Tornado,  l’eroe prediletto non può che ricalcare il modello omerico di Odisseo. Appunto sul complesso viaggio interiore di questo personaggio si basa Il Sopravvissuto, album successivo allo split con i Si Non Sedes Is del 2009 e al disco Naufragio Universale del 2010.

A differenza dell’ elaborato antecedente, in cui vi era una meditata introduzione strumentale, “Come se non ci fosse un domani” lascia anzitutto spazio al lamento di un superstite. Costui, sebbene segua a fatica la rotta quadratale,  fugge il suicidio nel solco delle parole dell’ombra di Achille (citato già ne “L’isola dei Serpenti” di Naufragio Universale), che preferirebbe essere l’ultimo dei servi piuttosto che il re dell’Ade (XI canto, versi 488-491). In questo brano cupe chitarre dialogano con il basso a velocità e intensità che variano in accordo con la voce. “(Come infatti non c’è)“ , una traccia completamente strumentale, presenta linee di archi che ascoltate ad occhi chiusi evocano il viaggio su un mare agitato.

Non sono più il ghepardo di una volta” è una riflessione sull’estraneità, sullo smarrimento provocato dai cambiamenti nell’ostinato scorrere del tempo e sulla sterilità delle azioni umane (Orfeo viene, difatti, invitato a girarsi verso Euridice di modo che possa subito fallire nel tentativo di sottrarla al regno dei morti). È inevitabile pensare al Principe de “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, un uomo che assiste confuso ed inerme al disfacimento della classe nobiliare siciliana. Questo brano si conferma esemplare anche al di là dei testi: nonostante si serva di “(Come infatti non c’è)” come preludio, il suono si dirama compostamente in direzioni che lo rendono sempre più coinvolgente.

Nel pezzo successivo “(Che non sono mai stato)” è inserita un’ adynaton, ovvero una figura retorica che sottolinea l’improbabilità che si verifichi un evento. Inoltre Sisifo destinato a tentare per l’eternità un’impresa in cui non può riuscire (Odissea, canto XI, versi  593-600), viene adoperato come simbolo dei limiti umani. Sotto l’aspetto strettamente strumentale è fondamentale il ritornello, ben scandito e aggressivo, che infine tace per rendere udibile un pugno di nodali e malinconiche note al sintetizzatore.

Il porto delle illusioni” interna una rumorosa esplosione che testimonia la disillusione, il progressivo scoraggiamento dell’ipotetico naufrago, prigioniero di un tempo circolare che potrebbe non ricondurlo all’Età dell’oro. Questa palpabile tensione si protrae in “Prologologia” dominata da pochi accordi e percussioni saltuarie.  In “Rotta Irreparabile” la voce passa in secondo piano, ma non il messaggio che esorta a liberarsi dalle consuetudini e dai vincoli imposti dalla massa (già screditata in “Avril Lavigne” dell’album Pocapocalisse dei Laghetto, riesumati per l’ironia dall’inclusione, negli ultimi secondi, di una massima pronunciata da Richard Benson).

Le peripezie de Il Sopravvissuto terminano con “Zonguldak“, nel quale una sorta di canto delle sirene (nominate anche nell’ultima traccia de “Il Naufragio Universale) precede un ritorno al primo pezzo, il cui testo viene opportunamente modificato. Il superstite iniziale ha infatti culminato il proprio processo di demolizione ed è ora “mezzo pieno”, ovvero libero da ogni obbligo sociale. Questo spiraglio positivo si percepisce anche nei suoni più pacati, sopiti.

Mentre i testi trascinano l’animo dell’ascoltatore in un gorgo di dissidi personali, le sonorità irruente danno vita a un singolare ibrido fra Lungfish e Black Flag, con sporadici richiami al noise rock dei Distorted Pony. Esito di un’instancabile introspezione e compenetrazione nel tormento di un naufrago, Il Sopravvissuto costituisce un capitolo essenziale all’interno di una trilogia ancora incompleta.

Voto: 8,5/10

Tracklist:

  • 1 · Come se non ci fosse un domani
  • 2 · (Come infatti non c'è)
  • 3 · Non sono più il ghepardo di una volta
  • 4 · (Che non sono mai stato)
  • 5 · Il porto delle illusioni
  • 6 · Prologologia
  • 7 · Rotta Irreparabile
  • 8 · Zonguldak

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