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Recensioni | Pubblicato il 21 ottobre 2013

massimo volume arrivano

Massimo Volume

Aspettando i barbari

Genere: post-art rock

Anno: 2013

Casa Discografica: La Tempesta

Servizio di:

Aspettando i Barbari dei Massimo Volume si gioca coi Bachi da Pietra (ci sarebbero anche gli Ornaments a fare da terzo incomodo) la volata finale per il miglior album italiano “di un  certo tipo” (del “terzo tipo”, verrebbe da pensare se li rapportiamo al mondo frenetico e spesso incolore nostrano). Un filo conduttore inscindibile riporta alla memoria tutte le vicissitudini dei quattro bolognesi, i quali non cambiano di una virgola la loro trama “forte” che rende musicali soggetti spesso spigolosi e intrattabili, sebbene stavolta lo spazio dato all’elettronica, complice la produzione di Marco Caldera, rappresenta già una virata non di poco conto.

La musica è intransigente quasi quanto i testi che non s’illudono di dare speranze (nuove o vecchie) ma allargano la massa densa del disagio, diventata macchia oleosa e appiccicaticcia, politica perché non politica, colta  perché prende le distanze dalle facili citazioni di colleghi illustri (non rinunciando, tuttavia, alle allusioni o, meglio ancora, ai nomi altisonanti). La musica scorre nelle dieci tracce, irriducibile sempre con quel suo retrogusto amarognolo, contrastata dal parlato urticante e pungente di Emidio, che dal canto suo sembra covare perenne astio verso qualunque forma di conformismo e stupidità, ma arrivando perfino a cantare veramente, nel ritornello forse più azzeccato della sua carriera (“Dymaxion Song”).

La sensazione di attesa rimane palpabile in tutte le tracce, regalando di volta in volta lezioni di musicalità accattivanti: post-rock gelido e duro ma contemporaneamente prodigo di atmosfere selezionate; preziose quando indugiano su un sincretismo elettronico/elettrico allarmante: “Dio delle zecche”, ”La cena” e sia quando ripercorrono le normali – proprie – strutture chitarristiche, ormai post-mogwaiane come nella title track, ma anche in “Dymaxion song”, “La notte” e “Silvia Camagni”. L’isolazionismo meta-industriale di “Vic Chesnutt” (dedica allo sfortunato cantautore americano in modalità “lista della memoria”) e in “Compound” (una sirena virtuale accerchia, frastorna e frusta mentre una chitarra durissima aumenta il disagio). Ancora elettronica bastarda deflagra in “Il nemico avanza” e la canzone finale, “Da dove sono stato”, che elenca senza compassione mentre una specie di organo virtuale sorregge rumorali intersezioni, feedback malati e fraseggi cristallizzati. Sempre se stessi, sempre una garanzia di qualità sonora eccellente e matura.

Voto: 8,2/10

Tracklist:

  • 1 · Dio delle zecche
  • 2 · La cena
  • 3 · Aspettando i barbari
  • 4 · Vic Chesnutt
  • 5 · Dimaxyon song
  • 6 · La notte
  • 7 · Compound
  • 8 · Silvia Camagni
  • 9 · Il nemico avanza
  • 10 · Da dove sono stato

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