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Recensioni | Pubblicato il 19 febbraio 2013

Fabrizio Testa

Fabrizio Testa

Mastice

Genere: Noise, Dark-ambient, Free-Songwriting

Anno: 2013

Casa Discografica: Autoproduzione

Servizio di:

La forma stilistica del racconto può assumere diverse forme sia per estetica che per contenuti. Il discorso diventa più complesso quando trasferiamo questo discorso a livello musicale. Raccontare la quotidianità, eventi che ci cambiano l’esistenza o semplicemente alcune tappe del nostro cammino attraverso composizioni che diano concretezza alle parole. Per fare questo con efficacia ci sono essenzialmente due modalità a livello cantautorale: un songwriting classico oppure un approccio totale alla musica che si unisce con la necessità di dare ad ogni concetto un contenitore.  Un manifesto dell’esigenza di non legarsi a schemi standardizzati e che sia frutto del flusso di libertà d’espressione dell’artista.

E in questo secondo quadro si colloca Mastice,  il debutto del cantautore e musicista Fabrizio Testa. Non abbiamo molte note biografiche sul suo conto: sappiamo solo che è tra i fondatori della giovane label Tarzan Records. 100 copie numerate con la copertina che è stata realizzata a mano da Elisa Alberghi e i disegni (100 differenti chine) dal fumettista Laurent Dagonville.

Fabrizio Testa si rivela un regista di piccoli sette film e trova la collocazione esatta per i numerosi ospiti che popolano il disco. Il rumore, gli spazi fra le parole, le interpretazioni vocali, le irregolarità ritmiche rappresentano il materiale che compongono questa pellicola la cui scenografia e sceneggiatura acquisiscono una tridimensionalità frutto dell’efficacia dell’intreccio fra parole e musica.

Alce e Martello” ci introduce subito nel suo mondo con il “delirio” vocale di Roberto Bertacchini che si posa sugli incroci fra le pulsioni noise e il sassofono di Gianni Mimmo. Il secondo brano “Senza Orfanità” ha un impatto emotivo notevole: la voce spezzata di Cesare Malfatti che viene introdotta da uno scricchiolio da brividi, con un minimalismo da arresto cardiaco che prosegue anche grazie alla maestria con il quale vengono suonati basso e chitarra. Uno dei migliori brani dell’album, anche per il testo: “Con Mediocrità vivere perchè si vive già/Attitudine e beata solitudine/Senza Orfanità/Un uomo diviso a metà/Sentimento Sbagliato figlio di un pensiero mai nato”. Il brano, ispirato dal lavoro dell’imprevedibile artista contemporaneo Patrizio di Massimo, è probabilmente una critica a quell’attitudine nel vivere nella cosiddetta comfort zone, a chi non osa e in riferimento all’arte a quella brutta abitudine nel produrre opere prive di creatività e figlie degli standard e del manierismo.

Il pianoforte e la voce di Miro Snedjr (Death in June), in “Crudo”  si commentano da soli: un brano intenso, straziante ma senza drammi e un’interpretazione eccezionale. Non è da meno a livello di intensità la successiva “Marco Pierantoni”: l’elettronica “viscida” e frastagliata è al servizio della voce di Alessandro Camilletti che rievoca fotogrammi passati per delineare il presente di una vita svanita.

L’atmosfera inquieta prosegue con la suggestiva voce di Luca Barachetti che si fa spazio fra le strutture dark-ambient  di “Le Terme”; in “Cesenautico” torna la voce di Alessandro Camilletti, in una versione alterata cosi’ come l’arrangiamento con una base elettronica cupa continuamente scalfita. L’epilogo prosegue su questa strada e, come scrive lo stesso Fabrizio, “fra gabbiani e sciabole che si susseguono a tempo, una voce lontana (quella di Alessio Gastaldello) racconta di un addio difficile ma certo”. L’ultima inquadratura di un debutto dal quale emerge già una spiccata maturità e una personalità artistica notevole. Chapeau.

 

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Alce e Martello
  • 2 · Senza Orfanità
  • 3 · Crudo
  • 4 · Marco Pierantoni
  • 5 · Le Terme
  • 6 · Cesenautico
  • 7 · Mastice

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