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Recensioni | Pubblicato il 13 novembre 2013

MIA-MATANGI (1)

M.I.A.

Matangi

Genere: Elettronica, Alternative Dance, Hip-Hop, World Beat

Anno: 2013

Casa Discografica: N.E.E.T., Interscope

Servizio di:

E’ uscito MATANGI, l’ultimo album della rapper M.I.A. Mathangi Maya Arulpragasam è un personaggio che mi affascina parecchio e vi spiego perché: prima di tutto dobbiamo considerare l’età anagrafica. Siamo di fronte a una rapper di quasi 40 anni, nessun pregiudizio o banalità, ma dobbiamo considerare che a quell’età un qualsiasi artista, sempre uguale a se stesso, può essere considerato già finito. Reinventare se stessi è un atto di coraggio e Maya l’ha fatto. Lo stile risulta a grandi linee quello che ce l’ha resa nota agli inizi del 2000, ma ora si aggiunge un certo spessore che nei primi album forse mancava.

Poi c’è il fattore politico e NOW. Maya è sempre stata attenta a quello che succede, dato il suo passato travagliato. Nasce a Londra ma ancora in fasce torna in Sri Lanka; durante la guerra civile la famiglia si sposta in India ma dopo pochi anni la povertà li costringe a chiedere rifugio politico di nuovo in Inghilterra. Questo ha contribuito molto alla formazione della rapper che alterna temi molto spensierati a testi con una sostanza e una gravità molto elevata: basti ricordare Born Free  e il filone rimane vivissimo nel nuovo lavoro. Il fattore NOW è davvero forte, riferimenti a fatti, persone, cose, sistemi, avvenute pochissimo tempo fa.  E’ un disco quindi che si brucia in fretta, resta attuale per pochissimo tempo in certe parti, mentre poi bilancia con i tempi più generali come la libertà di espressione e la guerra.

Il tema principale rimane comunque l’induismo. E’ il collante che tiene insieme tutti i pezzi, esternandosi in sporadici ‘Om’, mantra che riecheggia per tutto l’album e che compare anche nell’artwork. Passando alla musica il tema indiano è molto predominante. Fin dal piccolo intro, questo tipo di caratterizzazione è chiaro ed evidente.

Insieme alla predominante componete elettronica, è notevole la presenza di tamburi, sitar e flauto indiano. Interessanti anche le campionature di suoni di iPhone o del computer: i click dello scatto della macchina fotografica, il classico ‘blick’ che il Mac fa quando si alza il volume, chiaramente udibili in “Come walk with me”. Ci sono poi due brani, “Exodus” e “Sexodus“, realizzati entrambi con la collaborazione di The Weeknd aka Abel Tesfaye:  collegati l’uno all’altro che si distinguono dal resto per essere molto più soft e melodici. A metà album c’è “Bad Girls“, forte elemento di rottura che compromette la coerenza fortissima che fin ora aveva avuto il disco.. “Boom Skit” e “Y.A.L.A.” sono due pezzi dal forte contenuto polemico: il primo porta in scena il caso di Kony 2012 e l’altro ironizza su YOLO:

YOLO? I don’t even know anymore, what that even mean though?
If you only live once why we keep doing the same shit?
Back home where I come from we keep being born again and again and again
That’s why they invented karma…

Un album di spessore, colmo di layers sonori e ricco di significato. Da ascoltare. Da avere. Om…

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Karmageddon
  • 2 · Matangi
  • 3 · Only 1 U
  • 4 · Warriors
  • 5 · Come Walk with Me
  • 6 · aTENTion
  • 7 · Exodus
  • 8 · Bad Girls
  • 9 · Boom Skit
  • 10 · Double Bubble Trouble
  • 11 · Y.A.L.A.
  • 12 · Bring the Noize
  • 13 · Lights
  • 14 · Know It Ain't Right
  • 15 · Sexodus

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