Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 19 febbraio 2013

My Bloody valentine

My Bloody Valentine

Mbv

Genere: Shoegaze, Dream-rock

Anno: 2013

Casa Discografica: Autoproduzione

Servizio di:

Se siete rimasti del tutto indifferenti alle celebrazioni amorose di San Valentino, questo disco potrebbe fare al caso vostro. Anche se bisogna dire che sembra  il miracolo di un santo quello che si compie dopo oltre vent’anni di silenzio: infatti la band che gettò le fondamenta (con i Ride e gli Slowdive) di quello che tuttora viene indicato come “shoegazing” ritorna, quasi a sorpresa, e riesce a far innamorare (un’altra volta) di se. Lo fa imbastendo un album solido e per niente scontato, dove la musica è sì quella che ti aspetti ma non del tutto (un po’ come hanno fatto i Portishead con Third); il nuovo corso – se la band deciderà di perdurare – con questi prodromi ci riserverà gustose sorprese.

L’ascolto inizia con tre brani apparentemente collegati tra loro: She Found Now, Only Tomorrow e Who Sees You; un ponte ideale con Loveless? Sì, ma la musica è più compressa, cupa, suona in modo innaturale, le chitarre vibrano di effettistica sghemba, il volume sembra andare e venire tra stonature e riverberi; mentre le voci non sono mai a fuoco, ma dove tutto è assolutamente funzionale.

La percezione cambia radicalmente direzione con  Is This And Yes e If I Am, lo space-pop sognante con tanto di organi, chitarre sonnacchiose e cantato sensuale sembra tratto da un bootleg degli Air, apparentemente un po’ sottotono ma con “quel non so che” di classe e inventiva che affascina comunque. Si riprende quota con  New You, che pur mantenendosi sul dreaming, segna un ulteriore balzo in avanti: ritmo e melodia sono accattivanti e assassini.

Il terzetto finale (per tener fede alla maniera MBV di centellinare, quasi un Ep a parte) è una sequenza di colpi di scena micidiale.  Si inizia con la martellante e destabilizzante In Another Way, le sei corde fanno miracoli su una sezione ritmica incalzante e silicica; Nothing Is prosegue il rumorale assedio con una strumentale, circolare, sarabanda sonora senza apparente fine: puro tribalismo post-atomico. Il finale è affidato a Wonder 2, un dilatarsi di frammenti dissonanti, tra suoni sintetici immersi in un liquido amniotico tossico e chitarre inventate,  la voce sembra cantare in una lingua aliena(ta): partitura ideale per un’opera d’arte dadaista.

Il combo di Dublino, dopo aver creato l’aspettativa più lunga della storia del rock indie, rimette insieme i vari aspetti (passati, presenti e futuri) della sua indole unica e irripetibile, si riprende il predominio – se mai l’avesse perso – sul genere che aveva creato, dimostrando di essere oltre al gruppo più citato in sede di review, la più grande band (shoegaze) del mondo.

Voto: 8,5/10

Tracklist:

  • 1 · She Found Now
  • 2 · Only Tomorrow
  • 3 · Who Sees You
  • 4 · Is This And Yes
  • 5 · If I Am
  • 6 · New You
  • 7 · In Another Way
  • 8 · Nothing Is
  • 9 · Wonder 2

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi