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Recensioni | Pubblicato il 17 giugno 2013

Melt Yourself Down

Melt Yourself Down

Melt Yourself Down

Genere: Avant-rock, World Music

Anno: 2013

Casa Discografica: Leaf Label

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La libertà stilistica può essere rappresentata attraverso dischi come quello dei Melt Yourself Down. Un flusso sonoro di indefiniti confini temporali e spaziali che fa cadere qualsiasi tentativo di racchiudere in un’etichetta lo sforzo creativo del gruppo. Una vera lezione di stile.

Il collettivo britannico è guidato dal sassofonista  Pete Wareham (Acoustic Ladyland, Polar Bear); è accompagnato da un serie di validi musicisti quali Kushal Gaya (Zun Zun Egui), Shabaka Hutchings (Sons Of Kemet, Heliocentrics), Tom Skinner (Hello Skinny, Sons Of Kemet, Mulatu Astatke), Ruth Goller (Acoustic Ladyland, Rokia  Traoré), Satin Singh (Fela!). Il debutto omonimo avviene su Leaf Label.

Siamo di fronte a un’ispirazione di origine no- wave ma che supera lo stesso concetto territoriale del genere: infatti sono presenti forti accelerazioni e frastagliamenti del suoni (“Camel“), prepotenti incursioni jazz e che spesso sfociano nel funk (“We are Enough“). E non finisce qui: c’è anche l’aspetto tribale (la distensione di “Free Walk“) con sottostrutture che sono un chiaro richiamo alla world music (i richiami orientali di “Tuna“).

Si inzia con la prepotenza ritmica di “Fix My Life“, brano nel quale risulta subito chiaro il ruolo destrutturante del sassofono e anche “responsabile” di guidare le sfumature dei pezzi. “Release” ha un impatto superiore e fa emergere il lato “esotico” di cui parlavo prima e anche uno strato psichedelico, accennato ma sempre presente.

Si viaggia sempre su ritmi veloci e sembra essere costantemente in un’atmosfera di festa. Questa sensazione è confermata da “Kingdom of Kush“, pezzo che fa emergere maggiormente il lato danzereccio delle composizioni: grande lavoro delle percussioni (notevole anche nell’ubriacante “Mouth to Mouth”) e anche a livello vocale. Uno dei brani nel quale l’intreccio fra culture musicali è più evidente.

Un concentrato estasiante e devastante: Pete Watrham e soci, con consapevole astrazione, si lasciano guidare da frenesia compositiva che è il simbolo di un’emancipazione sia da qualsiasi forma schematica che dalle singole esperienze dei musicisti. Infatti, il vero successo del disco sta nell’amalgama di queste che rende il loro lavoro uno dei migliori di questo 2013.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Fix My Life
  • 2 · Release!
  • 3 · Tuna
  • 4 · We Are Enough
  • 5 · Kingdom Of Kush
  • 6 · Free Walk
  • 7 · Mouth To Mouth
  • 8 · Camel

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