Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 4 aprile 2014

liars

Liars

Mess

Genere: Elettronica, Ebm

Anno: 2014

Casa Discografica: Mute

Servizio di:

Musica Elettronica. Prima o poi ci cascano tutti, o quasi. Eclatante e magnifico il caso Radiohead che continua a stupirci, per gli Editors c’è In This Light and on This Evening, disco interessante ma per ragioni occulte cassato dalla critica, John Grant lo scorso anno con un successo inaspettato, perfino il papa punk italiano GLF, qualche anno fa, volle a tutti costi cimentarsi col silicico. La sintesi di tale scelta la fanno gli stessi Liars in un’intervista al Mucchio: comodità ed estrema flessibilità; qualcuno diceva – anzi dice – che la musica elettronica (senza specificare quale) salverà la musica rock, eccovi servita la loro pozione magica, a base di synth e laptop applicata all’art-nu dance-punk degli “artist” americani per eccellenza.

La gavetta silicica iniziata, in maniera, eccellente col palindromo WIXIW comincia a lievitare in queste 11 tracce, con calma apparente, come dovrebbe essere il crescendo di un disco che si rispetti. Un poco alla volta infatti affiorano le invenzioni che sembrano attingere a chissà quale fonte (divertimento assicurato cogliere le similitudini), un poco alla volta si riordinano le idee, una discreta – buonissima, dopo un po’ – padronanza della materia “delle macchine” la quale diventa spessa, concreta, ridondante, assai fisica, perché lo spessore c’è e invade l’ascolto, lo riempie oltremodo.

L’uomo macchina “mascherato” lo si evince già al primo passaggio della tumultuosa – viscerale – “Mask Maker” con una vocione satanico che fa un po’ sorridere mentre i synth rastrellano e mietono senza pietà; lo si metabolizza nella struttura hard-elettro, dai timbri esageratamente sopra le righe (Tubeway Army alias Gary Numan tra rallenty e delirio di potenza) del secondo “Vox Tuned D.E.D.”, sembra eludere dapprima la sorveglianza sintetica, ma poi riaffiora prepotente nella versione combattuta tra elettro-house e techno/ebm (Front Line Assembly o Skinny Puppy style) di “I’m No Gold”. Nella potente (pure troppo) “Pro Anti Anti” (Anti Group… forse?) perdura l’antifona, anzi la lama rovente affonda sempre più dura e rabbiosa in odore/ardore di rave party a base di sangue vero (il cantato anthemizza esageratamente una traccia già di per sé drammatica). Nella seguente ballata zizzagante “Can’t Hear Well” la cavalcata rallenta un po’ ma continua, feroce, il suo excursus in modalità lo-fi (se la voce rasenta gli Eels, l’umore è di Orbital al rallentatore) tutta profumata di essenza haunted.

Riattacca il bric-a- brac epico e suadente con il game-boy “Mess On a Mission”, i suoni secchi debitori alla electro-wave di nuova generazione sono accompagnati da cori distonici e distaccati ad accompagnare la voce posseduta di Angus Andrew, e il meglio deve ancora arrivare. La seconda virtuale parte comincia con “Darkslide”, la quale sovrappone spuntature siliciche a schegge glitch mandando in tilt la percezione vigile e contemporaneamente in solluchero le reazioni subcoscienti: modalità Kraftwerk in anfetamina. Ancora men-machine (tutte le leve di uomini sintetici sono state richiamate) a manetta in “Boyzone” e “Dress Walker”, quest’ultima poi devia e s’inabissa nelle procedure tipiche della sognante teoria transumanista. “Perpetual Village” delira per 9 minuti verso la tecnica invasiva del trapianto di personalità: alle antiche divinità chtulhiane Clock Dva, Coil, Cabaret Voltaire si uniscono all’unisono entità venefiche industrial, fate voi quali. “Left Speaker Blown” conclude la sequenza abbassando lo sguardo, facendo ammenda sulla potente entità delle origini di ogni cosa elettro-industrial che sono stati i Throbbing Gristle (a volte ritornano) e le loro emanazioni.

Con un brivido ci liquidano sommessi su arie space-ambient nella quali chiedono, in radiofonia spuria, la linea dallo spazio profondo, senza risposta ovviamente. Settima prova, settimo cambio di pelle, benché qualcuno storca il naso, ma altri lo avevano già fatto a ogni loro uscita, un disco non immediato come qualcuno vuol far passare, ma credeteci, qualsiasi cosa faccia il combo di New York lo fa con uno stato di grazia che in pochi – attualmente – possiedono. Non i migliori Liars ma sempre capaci di strappare un applauso.

Voto: 7,2/10

Tracklist:

  • 1 · Mask Maker
  • 2 · Vox Tuned D.E.D.
  • 3 · I'm No Gold
  • 4 · Pro Anti Anti
  • 5 · Can't Hear Well
  • 6 · Mess On a Mission
  • 7 · Darkslide
  • 8 · Boyzone
  • 9 · Dress Walker
  • 10 · Perpetual Village
  • 11 · Left Speaker Blown

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi