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Recensioni | Pubblicato il 25 marzo 2015

Albedo

Metropolis

Genere: Songwriting, alternative

Anno: 2015

Casa Discografica: V4V Records, Massive Arts

Servizio di:

Metropolis è un colosso del cinema muto che ciclicamente ispira nuovi riadattamenti; ne sono esempi il manga e il conseguente anime di Osamu Tezuka o il meno noto fumetto illustrato da Ted McKeever. Anche in ambito musicale è possibile rilevare l’influsso di questa pellicola fantascientifica: in tempi recenti spicca il video di Digital Witness (tratto dal disco St Vincent), in cui Annie Clark interpreta il ruolo di Maria-robot.

Le problematiche del capolavoro di Fritz Lang riemergono ora nel quarto concept album degli Albedo, un quartetto milanese di cui avevamo già parlato in occasione dell’uscita di Lezioni di Anatomia.

Il primo brano, “Partenze”, si rivela estremamente riuscito anche perché riesce a riassumere e ad attualizzare la premessa del film, portando in qualche modo alla mente “Paese” dei Fine Before You Came. Segue “La Profezia”, il cui testo descrive una dolorosa disillusione da contrapporre alle note sommesse e cullanti del pianoforte. “Astronauti” fa invece leva su questioni di tipo esistenziale, ma è forse il pezzo meno interessante del disco.

Avanza allora la gravosa attesa della strumentale “Metropolis”, dopodiché compare “Tutte Le Strade”, la cui irruenta energia ritrae una piccola situazione familiare da ricollegare alla prima traccia del disco. Mentre il finale di “Tutte le Strade” lascia spazio alla chitarra, “Higgs” è dominata dal cantato; il testo è difatti fra i più ricercati e poetici del disco.

“Replicante” comincia con una certa foga che verrà poi soppiantata da un ritmo più disteso. Qui si può forse individuare un riferimento al ritrovato sentimento dello scienziato Rotwang, che rivede l’amata Hel nella copia robotica di Maria. Si inserisce dunque “I Miei Nemici”, che spicca per il suo carattere imprevedibile e incisivo.  Introdotta da synth e batteria, “Questa è l’ora” mantiene una certa stabilità per poi esaurirsi in una deriva strumentale. Infine “Sei Inverni” si presenta come un brano sentimentale, ma assume via via suoni sempre più taglienti.

Metropolis si afferma come un lavoro più maturo e più curato sia dal punto di vista sonoro che testuale, ma non per questo risulta sconnesso dagli album precedenti, di cui è possibile intravedere il lascito. L’allucinata apparizione del mostro, Moloch, in corrispondenza dell’ Herzmaschine (la Macchina Cuore) è l’immagine che fa da sfondo al disco, un turbamento costante -a tratti velato, a tratti manifesto- che si insinua nel particolare e risuona nell’universale.

 

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Partenze
  • 2 · La Profezia
  • 3 · Astronauti 110 4
  • 4 · Metropolis
  • 5 · Tutte Le Strade
  • 6 · Higgs
  • 7 · Replicante
  • 8 · I Miei Nemici
  • 9 · Questa è l'ora
  • 10 · Sei Inverni

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