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Recensioni | Pubblicato il 28 maggio 2013

Jerusalem in my Hear

Jerusalem in My Heart

Mo7it Al-Mo7it

Genere: Sperimentale, Arabic Music

Anno: 2013

Casa Discografica: Constellation Records

Servizio di:

Lo Spazio e il tempo che diventano entità indefinite. Anche di questo è capace la musica. Il progetto Jerusalem in My Heart è riuscito a far convergere tradizione e modernità, culture e arti diversi. Il loro debutto Mo7it Al-Mo7it è un’opera praticamente completa che si apprezza proprio per la complessità e la visione totale dell’arte.

Il gruppo è stato fondato nel 2005 da Radwan Ghazi Moumneh, musicista libanese attivo sia nella scena locale canadese che in quella di Beirut. La squadra, col tempo, si è completata con il producer e musicista francese Jérémie Regnier e la video-artist cilena Malena Szlam Salazar che provvede all’interazione visuale con la musica del gruppo. Mo7it Al-Mo7it (interpretato come “Ocean in the Ocean”) è ispirato dal libro Circumference of the Ocean dello scrittore libanese Boutros Al-Bustani.

Da questa base di partenza non ci si può aspettare un album non diretto verso la ricerca: il gruppo gioca molto sulla sperimentazione compositiva (e anche vocale come si può percepire nella noevole “3anzah jarbanah“) che si concretizza con richiami alla musica araba (anche grazie alla presenza del buzuk acustico e  la zurna) che si incastra con le incursioni ruvide dell’elettronica (“Ko7l el-ein, 3oumian el-ein“).

Nell’iniziale “Koll lil-mali7ati fi al-khimar al-aswadi” si ritrovano subito questi elementi con l’arrangiamento caratterizzato da un tessuto rumoristico e teso. La trama acustica di “3andalib al-furat ” rivela subito, invece, un altra sfumatura della loro musica. La fusione fra gli stili è netto in “Yudaghdegh al-ra3ey wala al-ghanam“, nel quale la presenza dei synth è prepotente e l’aspetto vocale assume connotati epici.

Nel loro modo di suonare è riscontrabile anche una particolare attenzione agli spazio e alle pause che si manifestano con irregolarità ritmiche come si può ascoltare in “Ya dam3et el-ein 3“. Il finale con “Amanem” conferma anche la centralità dell’utilizzo della vocalità che diventa uno strumento aggiunto che va ad arricchire la solenne composizione.

Un album che parte dalla letteratura, si sviluppa con la musica e si concretizza con la visual-art: un approccio olistico che si riflette anche  nella ripresa della tradizione araba in una chiave contemporanea e rivela un’efficacia comunicativa e una concretezza compositiva che rende questo esordio fra i più interessanti degli ultimi anni.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Koll lil-mali7ati fi al-khimar al-aswadi (Speak of the Woman in the Black Robe)
  • 2 · 3andalib al-furat (Nightingale of the Euphrates)
  • 3 · Yudaghdegh al-ra3ey wala al-ghanam (He titillates the shepherd, but not the sheep…)
  • 4 · 3anzah jarbanah (Sick, Diseased Goat)
  • 5 · Ya dam3et el-ein 3 (Oh Tear of the Eye 3)
  • 6 · Ko7l el-ein, 3oumian el-ein (Eyeliner of the Eye, Blindness of the Eye)
  • 7 · Amanem (Amanem)

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