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Recensioni | Pubblicato il 21 maggio 2013

STeve Mason

Steve Mason

Monkey Minds in the Devil's Time

Genere: Alt-pop

Anno: 2013

Casa Discografica: Double Six Recordings

Servizio di:

La grandezza dell’artista sta anche nel ricomporsi e tornare a galla dopo un declino. Non tutti ci riescono: alcuni spariscono, altri continuano a far parlare di se ma non per quel che riguarda la musica e taluni nascondono questa discesa dietro dischi svuotati di ogni vena artistica.

Steve Mason dopo la conclusione necessaria dell’esperienza con The Beta Band e i problemi personali, si è rimboccato le maniche ed è tornato alla carica nel 2010 con il primo album solista Boys Outside. Nel 2013 è l’ora del secondo lavoro Monkey Minds in the Devil’s Time che in parte prosegue il percorso iniziato col precedente disco ma allo stesso tempo cerca un’evoluzione che rispecchia l’ecletticità che ha sempre contraddistinto la sua carriera.

Una metafora nel titolo che spiega l’ispirazione e la tematica di questo disco: La scimmia ci accompagna e ci tormenta. Una figura calzante per il ruolo della politica in tempi bui. Musicalmente parlando, dall’ascolto emerge la volontà di Mason di raggiungere un impasto compositivo in cui prevalga l’aspetto melodico. La sua bravura sta nell’arrivare al risultato finale con brani che si radicano nella semplicità e nella tradizione (“A Lot of Love“) e in momenti, solitamente brevi, che danno una scossa alla struttura complessiva (lo spoken word di “The Old Problem“, le stramberie di “Flyover ’98, il rumorismo di “Behind the Curtains” e “The Last of the Heroes“, il rap di “More Money, More Fire“, il downtempo di “Goodbye Youth“). E’ una sorta di rappresentazione del pensiero che passa attraverso momenti di lucidità e momenti di elaborazione dello stesso e della sua manipolazione.

Interviene anche l’elemento psichedelico (volutamente spiccato in “From Hate We Hope“) che si può sentire subito in “Lie Awake“, accompagnato da un’interpretazione vocale mai sopra le righe e che si fonde con il flusso sonoro. Lo stesso discorso vale per “Never Be Alone” e ”Seen it all Before“, fra i brani più importanti dell’album che interpretano meglio quel senso di armonia che c’è dietro il suo lavoro.

La tradizione emerge in maniera prepotente nell’approccio cantautorale e sixties, le incursioni gospel di “Lonely“; ma anche nelle intuizioni melodiche di “Oh My Lord“. C’è spazio anche per le incursioni groove di “Fire” (persistenti in maniera più velata in “Fight Them Back“), le ritmiche di Towers of Powers e le destrutturazioni di “Operation Mason“. Il finale con “Come To Me” è invece l’espressione di quella commistione fra folk e pop che ha più volte riproposto come tema portante della sua opera solista.

Un percorso, quello di Steve Mason, che prosegue con serenità e senza voglia di strafare. C’è una semplicità di fondo nel suo modo di approcciare la musica che risulta fondamentale per “scarnificare” l’idea complessa che c’è dietro il disco. Ed è proprio questo il suo merito che rende convincente questo suo secondo lavoro solista.

Voto: 7,2/10

Tracklist:

  • 1 · The Old Problem
  • 2 · Lie Awake
  • 3 · Flyover ’98
  • 4 · A Lot of Love
  • 5 · The Last of the Heroes
  • 6 · Lonely
  • 7 · Safe Population
  • 8 · Friends for Evermore
  • 9 · Seen It All Before
  • 10 · From Hate We Hope
  • 11 · Oh My Lord
  • 12 · Goodbye Youth
  • 13 · Never Be Alone
  • 14 · Behind the Curtains
  • 15 · More Money, More Fire
  • 16 · Fire!
  • 17 · Operation Mason
  • 18 · Fight Them Back
  • 19 · Towers of Power
  • 20 · Come to Me

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