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Recensioni | Pubblicato il 27 gennaio 2014

Snowbird-Moon

Snowbird

moon

Genere: Dream Pop

Anno: 2014

Casa Discografica: Bella Union

Servizio di:

“Sarebbe un po’ strano se alla gente questo disco non ricordasse i Cocteau Twins”.  Nel presentare il suo nuovo progetto Simon Raymonde non lesina un pizzico di sottile ironia. L’attuale proprietario di Bella Union, noto ai più per aver affiancato Elizabeth Fraser e Robin Guthrie in uno dei punti di riferimento della new wave tutta, i Cocteau Twins appunto, è ben consapevole del gioco di rimandi che può suscitare un disco come questo moon. Non fosse sufficiente l’artwork a opera di Vaughan Oliver, già al lavoro per dare immagine alla musica di mezza 4AD (tra cui proprio il trio di Grangemouth), si pensi allora alla cantante che lo affianca in Snowbird, Stephanie Dosen, nel 2008 in tour coi Massive Attack a cantare una gemma come ‘Teardrop’, resa tale dalla stessa Fraser dieci anni prima nella sua eccellente collaborazione col gruppo di Bristol per Mezzanine – analogamente a ‘Black Milk’ e ‘Group Four’. Un filo conduttore che Raymonde in qualche modo tende ad evidenziare definendo la nuova partner “molto speciale, la prima dopo Elizabeth con cui ho sentito una vera e propria empatia a livello musicale”.

E non c’è di che dubitarne quando nelle orecchie risuona un pezzo come “Porcelain”, primo estratto del disco in cui la Dosen a tratti sembra ricalcare fedelmente quel librarsi etereo e fantasmatico tanto caro all’ex-vocalist dei Cocteau: eppure emerge qualcos’altro, più personale di quanto dica l’impressione iniziale, che nel complesso risulta antipasto perfetto di quello che a partire dal titolo è un disco tutto dispiegato sul tema lunare. La luna come unica fonte di luce ed ispirazione per chi, come Raymonde, ha inteso costruire ogni singolo tassello degli arrangiamenti in semioscurità, quasi a voler mantenere un contatto diretto con la musa e annullare lo spazio finito della propria stanza. Un processo creativo che con l’apporto vocale della giovane cantante statunitense – nonché di ospiti della scuderia Bella Union come Ed O’ Brien e Phil Selway (Radiohead), Eric Pulido, McKenzie Smith (Midlake), Paul Gregory e Oliver Ketteringham (Lanterns on the Lake) e Jonathan Wilson – ha dato vita a un lotto di brani estremamente coeso ed evocativo, improntato su eteree ballate col piano a tener banco (come “All Wishes Are Ghosts” e “Charming Birds From Trees”, due degli episodi più riusciti) senza risparmiarsi tuttavia una partenza di vaga (ma non troppo) ascendenza darkwave con “I Heard The Owl Call My Name”. E tra le righe un ulteriore riferimento all’epopea Cocteau Twins per mezzo di quella “Amelia” a metà tracklist che sembra quasi voler riecheggiare, seppur con altre atmosfere, il vorticoso brano omonimo contenuto nel celebre Treasure.

Per quanto tutto giochi a favore di paragoni ingombranti, comunque, la nuova avventura discografica di Simon Raymonde può vantare una rinnovata freschezza in termini di songwriting, e forse il merito maggiore è di chi ha dovuto prendere un testimone altrettanto scomodo e aggiornarlo, con la propria intepretazione, sulle coordinate di questi anni.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · I Heard The Owl Call My Name
  • 2 · All Wishes Are Ghosts
  • 3 · Charming Birds From Trees
  • 4 · Where Foxes Hide
  • 5 · Amelia
  • 6 · Bears On My Trail
  • 7 · Porcelain
  • 8 · Come To The Woods
  • 9 · We Carry White Mice
  • 10 · In Lovely
  • 11 · Heart Of The Woods

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