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Recensioni | Pubblicato il 17 aprile 2013

Lotide

Lotide

Moonless

Genere: Elettronica, Sperimentale

Anno: 2013

Casa Discografica: Astro:Dynamics

Servizio di:

Da sempre focalizziamo la nostra attenzione su progetti che rivelano una certa vena sperimentale. Un paio di mese fa vi avevamo presentato Lotide, uno degli artisti più promettenti della scena contemporanea. Pseudonimo del producer newyorkese Devon Hansen, dopo vari remix e uno split ep con Kouta del 2012, arriva il suo debutto con il primo ep intitolato Iboga Nights di cui vi abbiamo parlato (un brano è stato incluso nella nostra compilation di fine mese).

Il 1 Aprile è uscito il primo full-lenght su Astro: Dynamics. Il disco si intitola Moonless, nome che vi può dare un’idea dell’umore del disco. Il producere di Brooklyn prosegue il suo lavoro su una strada contorta, colma di scomposizioni e riassemblamente del suono: siamo di fronte ad un’elettronica seghettata, che favorisce le incursioni rumoristiche e una tetra psichedelia che si presenta sottoforma di strutture ambient o dinamiche ritmiche più sostenute.

Evening”  ci catapulta nel suo mondo visionario, scivoloso e caratterizzato da piccole ed efficaci fratture dell’arrangiamento. “Window” ne guadagna di consistenza (anche grazie alla presenza di campionamenti vocali), con ritmi più ossessivi. “Turn the Eyes” è il brano che meglio esprime l’anima rumoristica della sua musica e attinge molto dalle dinamiche industrial ed esoteriche (che ritroverete anche nei brevi intermezzi “Monks” e “Latitudes“).

Le successive “Diamond Plum” e “You, Asleep” hanno una approccio elegante alla composizione , con le incursioni noise di quest’ultima che martellano in modo insistente ma posato lo strato ambientale del pezzo. Lo splendido e meticoloso lavoro di Hansen si può ammirare in “What Time Is it There”, nella quale si infittiscono i vari strati della sua musica in una magica progressione.

I momenti più oscuri dell’album si manifestano in “Risky visage”, un dark-ambient seghettato e portato all’esasperazione sotto questo punto di vista, e in “Moth Communion”, brano quasi lacerante per la concezione abrasiva dell’arrangiamento. “Lover’s Masque” rappresenta la naturale evoluzione del precedente brano e si indirizza su umori sempre cupi ma con un tono meno agonizzante. L’album si conclude con il noise ovattato e quasi impercettibile di “Distance”. 

Un debutto notevole che fa emergere la spiccata personalità di Devon Hansen e la sua bravura nella costruzione, smantellamento e modellamento della sua musica. Un vero talento della scultura del suono.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Evening
  • 2 · Window Light
  • 3 · Turn The Eyes
  • 4 · Monks
  • 5 · You, Asleep
  • 6 · Diamond Plum
  • 7 · What Time Is It There?
  • 8 · Risky Visage
  • 9 · Latitudes
  • 10 · Moth Communion
  • 11 · Lovers' Masque
  • 12 · Distance

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