Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 19 ottobre 2012

Moscagrande caffiero

Caffiero

Moscagrande

Genere: Elettronica

Anno: 2012

Casa Discografica: Autoproduzione

Servizio di:

Un altro importante tassello da aggiungere al mosaico della scena elettronica nostrana che oramai puo vantare una serie di artisti e gruppi che non hanno nulla da invidiare ai colleghi all’estero. I Caffiero si propongono come portavoce di un’elettronica insidiosa e spigolosa e che cerca più linguaggi per manifestarsi.

Il gruppo, proveniente da Fano, è formato da Alessandro Gobbi (Voce e Percussioni), Andrea Gobbi (Basso e Contrabbasso) e Mattia Beltutti (elettronica).  Nel 2011 è u uscito un ep, poi qualche data live e qualche giorno fa è uscito l’album di debutto intitolato “Moscagrande”.

Il trio pesarese sceglie la strada dell’elettronica rarefatta che miscela ritmiche sostenute e ossessive, distorsioni ambientali, richiami dub e le destrutturazioni e gli umori no/dark wave (Due ottimi pezzi come “Secondo” “My Skeleton is older than my father” ne sono la dmostrazione, anche se si discostano abbastanza dal genere). Poteva bastare questo per rendere interessante questo disco ma la loro musica è condita da ficcanti incursioni rumoristiche che rendono il sound maggiormente pungente e robusto.

Si comincia con la multii-stratificazione di “A Damn Cup of Coffee” che presenta subito l’ossessione dei ritmi minimali ma sostenuti al quale si sovrappongono le armonie vocali, ruvidi sintetizzatori e un basso cupo e vibrante che prende la scena nella parte centrale prima che il pezzo prenda corpo. “Bullshit” invece è il primo brano che da spazio alle smussature noise che si intrecciano benissimo e senza forzature con le ritmiche semi-nevrotiche del pezzo. “Chinaboy” non si discosta molto dal pezzo precedente tranne per il fatto di risultare più corposa soprattutto per l’uso delle percussioni. Ma il meglio, dal punto di vista delle strutture rumoristiche, si avrà con la devastante “John Starks”, quattro minuti di squisita follia sonora.

Ma l’ascesa verso un suono più sostenuto e quasi molesto non si ferma: ci pensa “Violence in the Kitchen”, uno dei migliori brani del disco,  a rincarare la dose con un caos sonoro meticolosamente tessuto.  “3 by the Gin” mi ha ricordato un po’ qualche lavoro di Caribou per l’unione fra vocals morbidi, tappeti ambientali e ritmiche “malate” a fare da sottofondo. Un altro pezzo da annoverarare fra le perle di questo disco.

La Distorsione e la manipolazione sono protagoniste nella successiva “Tubi, ceci n’est pas un pipe” all’insegna di un elettro-rock viscido, nel senso buono del termine. Il disco si chiude con “Caffiero nei boschi secchi”, un brano più dilatato ma che non rinuncia all’erosione del suono.

Moscagrande rappresenta un interessantissimo esordio che non possiamo non segnare fra i migliori dell’anno in corso. La capacità dei Caffiero sta nel creare scompensi emotivi che si manifestano con ritmi “malati”, i contrasti, arrangiamenti fuori dagli schemi e perfetti inserimenti vocali. Un nome da seguire e che non avrà problemi ad esportare un tale prodotto di qualità all’estero.

Voto: 7,2/10

Tracklist:

  • 1 · A damn fine cup of coffee
  • 2 · Bullshit
  • 3 · Chinaboy
  • 4 · Violence in the kitchen
  • 5 · 3 by the gin
  • 6 · Tubi, ceci n’est pas une pipe
  • 7 · Secondo
  • 8 · My skeleton is older than my father
  • 9 · John Starks
  • 10 · Caffiero nei boschi secchi

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi