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Recensioni | Pubblicato il 27 giugno 2014

Murray

James Murray

Mount View

Genere: Ambient

Anno: 2014

Casa Discografica: Slowcraft Records

Servizio di:

Ritorna lo scultore del suono britannico James Murray. Dopo Floods The Land Bridge, conclude la sua trilogia personale con Mount View. 

L’artista britannico forgia sette nuovi composizioni intorno a un sentimento contrastante che parte da sensazione negative, con un’atmosfera cupa prevalente: Mount View è un luogo che Murray identifica come prima casa e simbolicamente rappresenta qualcosa dal quale terminare e ricominciare (Mount View is the vantage point from which I can best see things as they are, a place from which I can forgive and let go. It is the beginning and ending of all things).

Il tempo e lo spazio diventano nuovamente gli elementi che trascinano l’anima intimista del suo lavoro: i brani sono sempre espressione di una scena ambient che ha raggiunto livelli di comunicatività impressionante, nonostante la complessità di fondo che sta alla base. Questa volta il compositore tralascia in parte la “purezza” del suo suono rispetto al precedente album; il suono si sporca, si fa più profondo come conseguenza di una manipolazione spazio-temporale che il suono stesso produce.

Long Light” fa percepire subito, con il suo livello di tensione, lo stato d’animo di questo lavoro: il tremolio che accompagna tutto il pezzo è lo specchio di uno stato di fragilità espresso benissimo. “Meaning in Another” accresce quello stato di irrequietezza con un suono che amplifica lo stato ruvido.

Climb The Rise” , in apparenza sembra marcare l’aspetto etereo, ma il magnifico e puntuale lavoro di Murray produce un sottostrato che cambia il senso della composizione. Nella title-track, inversamente, viene effettuata un’opera di lenta ma incisiva destrutturazione sovrastante col passare dei secondi: uno dei pezzi più significativi di questo lavoro.

These Hands” segna un punto di svolta con n arrangiamento minimale e quasi soffocato; è l’apripista di “Swift Returns“, che se pur non privo di spigoli, ha una crescita (strutturata sun modello tipico del post-rock) che predilige la luce. La conclusione del cammino è affidata a “Remains“, un brano che definirei epico per la sua portata cinematica: una sorta di schema ripetuto con innalzamento e abbassamento continuo del suono che definisce molto bene quello stato di limbo in cui ci ritroviamo quando è necessario ripartire.

James Murray, con questo album, raggiunge  la vetta di un’introspezione ricercata ed espressa ai massimi livelli; l’individuazione di un punto di vista, una svolta che permetta di lasciare dietro quel fardello che appesantisce lo spirito, ritrovare un equilibrio in attesa che questo si destabilizzi nuovamente. Una perfetta descrizione del ciclo della vita. L’inizio e la fine di ogni cosa.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Long Light
  • 2 · Meaning In Another
  • 3 · Climb The Rise
  • 4 · Mount View
  • 5 · These Hands
  • 6 · Swift Returns
  • 7 · Remains

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