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Recensioni | Pubblicato il 19 novembre 2013

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Mr.Kitty

LIFE

Genere: Synth-Pop

Anno: 2013

Casa Discografica: Engraved Ritual

Servizio di:

In quasi dieci anni di attività Forrest Carney, in arte Mr. Kitty, ha rilasciato ben cinque album e svariati EP. Spesso può essere complicato identificare bene le influenze e gli stili seguiti dagli artisti, tanto più in questi ultimi decenni in cui il tentativo di innovare ha portato centinaia di musicisti alla ricerca di una rottura sistematica e programmatica da quanto già sentito. Ma niente di tutto questo è rintracciabile quando si analizza la sotterranea, ma affatto limitata, produzione di Mr.Kitty: nel 2005 colse la modaiola wave che stava riportando in auge chiptune e 8bit, per spostarsi successivamente (con gli album DE∆TH ed Eternity) su territori synth/dream-pop. Dunque una parabola sorprendentemente simile a quella dei Crystal Castles, artisti da cui è stata ampiamente tratta ispirazione, affini anche per look e simbologia. Ad ogni modo, benchè le adesioni a movimenti e riferimenti ad altri artisti siano facilmente individuabili, i suoi lavori si sono fatti progressivamente più maturi e rappresentativi di uno stile sempre più autonomo e personale.

Con il nuovo album pare definitivamente smarcarsi da un preciso riferimento, raccogliendone molteplici e rielaborandoli con personalità, pur senza celarne le origini. In tal senso LIFE può essere considerato come un puntuale collage delle decine di movimenti, fusioni e rinascite intraprese dalle wave anni ’80 fino ad oggi. Un disco lungo ma solido, come sua tradizione, in cui potenziali singoli di egual durata si alternano senza annoiare grazie a variazioni di stile e a motivi mai complessi nemmeno per un orecchio stanco: con precisione quasi strategica, a brani lenti seguono momenti più movimentati, mentre fasi sognanti e malinconiche spezzano gli episodi più neri e meccanici.

Nei primi brani troviamo gli esiti più riusciti, un perfetto campionario di quanto attenderci anche dai seguenti, ed una valida sintesi del percorso intrapreso da Mr.Kitty in questi anni.”Insects accompagna una lirica ossessiva tra voci robotiche e aperture sintetiche squisitamente retro, poi “Heaven“ porta su territori di sogno, con una nostalgia romantica che i cori ed i refrain pop sposano alla perfezione. “Unstable (primo singolo estratto) e “Holy Death“ richiamano i primi Depeche Mode quasi con sfacciatezza, proponendo un synth pop fumoso e decadente, interrotto da una ”Sacrifice che invece ci riporta alle lacerazioni vocali di Alice Glass, calate su un fondo cupo, sospeso tra electroclash e cori solenni.

Questo trittico da Blade Runner ci lascia alla dance facile di “Labyrinth” e “Scars, le quali riprendono progressivamente basi chiptune senza mai perdere quella vena malinconica che segna costantemente ogni momento del disco. Le atmosfere e le tematiche trattate si spostano con facilità dall’angelico al maledetto, dall’amore al rifiuto, semplici ma sincere, e con esse la musica sfiora, a seconda dei casi, M83, Vitalic, Pet Shop BoysLadytron senza mai stonare. Seguono quindi tre brani più dolci e sospesi, interrotti da una “Choke che ci riporta all’inizio della via, con voci robotiche filtrate ed atmosfere scure. Mixando in automatico gli elementi ormai noti, l’album si chiude con la viva e danzereccia “Years, la crepuscolare “Escape e, ancora una volta, il binomio veloce-lento di “Amnesia e “Father.

Nonostante i riferimenti più plateali del passato (su tutti Crystal Castles e Kap Bambino) ormai siano stati lasciati alle spalle, alcuni limiti impediscono a Mr.Kitty di fare il salto di qualità. In particolare trovo le liriche della seconda metà del disco spesso povere e ripetitive, non di rado spogliate del tutto della strofa in favore di un unico martellante ritornello. Inoltre, sebbene l’album si regga bene e non presenti significativi cali di qualità, risulta in ogni caso troppo prolisso, in particolare nella fase centrale; errore peraltro già commesso in passato. Purtroppo in questi contesti l’amatorialità e la mancanza di vincoli portano spesso alla riduzione di un’autocensura che potrebbe innalzare la qualità delle produzioni artistiche diminuendone la mole, a vantaggio sia del produttore che dell’ascoltatore. Da notare anche che, sempre dalla seconda metà in poi, i brani seguono stancamente una struttura fissa che vede un rallentamento a due terzi della durata seguito da una rapida ripresa, in tipico stile dance.

Nel complesso trovo LIFE un album piacevole, orecchiabile senza essere stupido, furbo nel variare ripetutamente il suo sound debitore e nell’alterarlo senza però rovinare i quadri a cui si ispira. Va poi considerato che tutto il progetto, dalle cover art al mixaggio, dalla scrittura all’incisione, resta orgogliosamente sulle spalle di una sola persona. Uno sforzo da premiare e far conoscere.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Insects
  • 2 · Heaven
  • 3 · Unstable
  • 4 · Sacrifice
  • 5 · Holy Death
  • 6 · Labyrinth
  • 7 · Scars
  • 8 · Drown
  • 9 · London
  • 10 · Dearlove
  • 11 · Choke
  • 12 · Years
  • 13 · Escape
  • 14 · Amnesia
  • 15 · Father

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