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Recensioni | Pubblicato il 2 aprile 2013

Phosphorescent Muchacho

Phosphorescent

Muchacho

Genere: Indie-Folk, Country

Anno: 2013

Casa Discografica: Dead Oceans

Servizio di:

Ci sono percorsi musicali che si assomigliano. Dopo aver ascoltato l’ultimo album di Phosphorescent e dopo aver scoperto il background di questo disco, mi è venuto in mente quello che ha fatto Josh T Pearson  tre anni fa, sfornando uno dei dischi più devastanti e di rara bellezza degli ultimi anni.

Non voglio portare il disco del progetto di Matthew Houck allo stesso livello di quello di Pearson (probabilmente inarrivabile), ma Muchacho ha la stessa capacità di mettere a nudo l’anima e di far materializzare le emozioni. Questo nuovo album arriva a tre anni dal quarto lavoro Here’s to take it Easy. Ed è proprio questo lavoro che ha portato il cantautore e musicista americano ad una lunga pausa in solitudine che gli ha permesso con le nuove composizioni di andare oltre l’intimismo, ad un livello superiore.

Forte della consistenza dei testi, in questo disco viene saggiamente “rivoluzionato” il concetto di folk: c’è un forte richiamo alla tradizione con una predominanza dell’aspetto vocale che risulta determinante per la riuscita dell’album; e poi ci sono i richiami al country (“The Quotidian Beasts”) e alla modernità pop di alcuni passaggi della sua musica (“Songs for Zula” è il manifesto di questo aspetto).

L’importanza della voce e di come da sola regga un intero brano si può ascoltare nei brani di apertura e chiusura “Sun, Arise!” e “Sun, Arising!”, nelle quali si raggiungono picchi di emotività che superano il concetto di “brividi”. C’è anche una ricerca di un minimalismo strumentale, di una negata fastosità e lo si può notare in un brano come “Muchacho’s Tune”, ma anche in “A Charm/A Blade” che è moderata anche nell’evoluzione.

Il testo di quest’ultima dimostra il livello di scrittura che trova forza nell’essenzialità delle frasi e nella forza dei concetti “Lay me down and bawl me out/Tell me everything’s been sold/Tell me everything, I’ll go/Pressed apart those skins still hold/This can’t be what you want, hej/This can’t be what you want/There’s a charm, there’s a blade/There’s a lot in the way/There’s a child, there’s a grave/There’s a lot in the way/There’s a colt, there’s a cane/There’s a lot in the way/There’s a heart, there’s a chain/There’s a lot in the way“. Citazione doverosa è anche quella della intensa ballata “Down to Go”: You say, “Oh, you’ll spin this heartache into gold/And I suppose I ain’t got much choice now, do I though?/See I can’t wake every morning, babe/All aching and ornery, babe/All jaded and thorny, no, I’m down to go

Un lavoro eccezionale di costruzione di un cantautorato che si esprime ai massimi livelli sotto tutti i punti di vista: quello vocale, quello delle liriche e soprattutto quello musicale. Un incredibile armonia con un pizzico di malinconia di sottofondo che fa scenografia all’arte del racconto. E Matthew Houck si rivela un ottimo narratore e scenografo, uno di quelli che non lascia nulla al caso.

Voto: 7/10/10

Tracklist:

  • 1 · Sun, Arise! (An Invocation, An Introduction)
  • 2 · Song For Zula
  • 3 · Ride On / Right On
  • 4 · Terror In The Canyons (The Wounded Master)
  • 5 · A Charm / A Blade
  • 6 · Muchacho's Tune
  • 7 · A New Anhedonia
  • 8 · The Quotidian Beasts
  • 9 · Down To Go
  • 10 · Sun's Arising (A Koan, An Exit)

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