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Cinema | Pubblicato il 5 ottobre 2014

Mud Poster

Il periodo estivo, in particolare il mese di agosto, non è tradizionalmente foriero di grandi soddisfazioni per il cinefilo, popolato com’è da blockbuster il cui budget è spesso e volentieri inversamente proporzionale alla qualità, ma che in effetti forse sono l’unico modo di richiamare in sala il cosiddetto “grande pubblico” anche durante la canicola estiva. Eppure quest’anno l’astinenza è stata addolcita in primis dalla riproposizione in sala della mitica “Trilogia del dollaro” leoniana, e poi da tre interessantissimi titoli (curiosamente usciti nella stessa settimana di fine agosto) come “Il fuoco della vendetta” (in originale “Out of the Furnace”, di Scott Cooper), “Under the Skin” (di Jonathan Glazer) e soprattutto “Mud” di Jeff Nichols, il quale dulcis in fundo ha probabilmente strappato lo scettro di miglior film del suddetto periodo.

Il nome di Nichols può suonare nuovo ad un orecchio inesperto, ma la filmografia del 35enne regista e sceneggiatore indipendente statunitense, per quanto esigua, è già quanto mai significativa e matura per temi, stile e visione registica nonchè per scrittura, tanto da non lasciar dubbi sulla sua autorialità. Il suo esordio, “Shotgun Stories” (2007, tuttora inedito in Italia), vedeva tre fratelli segnati dall’abbandono in tenera età da parte di un padre insensibile e violento instaurare, il giorno del suo funerale, una furiosa e (auto)distruttiva vendetta nei confronti della famiglia con cui quest’ultimo aveva “osato” rifarsi una vita, rendendola felice; nonostante il budget risibile (appena 250.000$) il film è straordinario per profondità e veridicità dei personaggi e dei rapporti umani, e indaga veramente a fondo le radici di ferite interiori non   rimarginabili e gli effetti autodistruttivi che possono scatenare nella mente umana, a cui è pressochè impossibile porre un limite che non sia anch’esso traumatico; in più i personaggi (spesso emarginati e problematici), i temi psicologici e sociali e le ambientazioni (desolazione e aridità che richiamano quelle dell’anima) sono già quelli cari a Nichols, che ritroveremo nei film seguenti.

Take Shelter” (presentato a Cannes dove vinse il Premio della Critica nel 2011, uscito in Italia l’anno successivo) contava su un budget decisamente superiore e un grande cast (Michael Shannon, suo attore feticcio, e Jessica Chastain) e raccontava l’ossessione di un uomo per una fine del mondo prospettatagli da continue apocalittiche visioni di tempeste: tale paranoia metteva a repentaglio i rapporti con la sua famiglia e con una società ostile e ipocrita; è un film disturbante dai tempi dilatati, fatto di sguardi, di sensazioni, di sottotesti più che di dialoghi o di movimenti: le ambientazioni sono infatti limitate e claustrofobiche, opprimenti (basti pensare al rifugio sotterraneo costruito dal protagonista), e la regia esalta ed enfatizza ogni situazione senza virtuosismi, ma puntando a veicolare con piena efficacia lo stato d’animo del protagonista, con cui condividiamo gioco forza ogni emozione ed inquietudine. Il finale poi, tutto da scoprire, è concettualmente, oltre che narrativamente, incendiario.

E veniamo all’ultimo “Mud”, in concorso a Cannes nel 2012 (notare il solito tempismo della distribuzione italiana, che ce lo ha fatto attendere per più di due anni).
Il successo critico, ben più che economico, dei precedenti film è valso a Nichols un budget sostanzioso (10 milioni di dollari) e un cast all-star, a confezionare un film in effetti ancora più ambizioso e articolato (in primis per varietà e magniloquenza delle scenografie nonchè per la durata) dei precedenti.

Arkansas. Due amici 14enni, Ellis (Tye Sheridan) e Neckbone (Jacob Lofland) si avventurano in barca sul Mississippi, e giungendo su un isolotto scorgono un motoscafo impigliato tra i rami di un albero: esploratolo, si accorgono che è il rifugio di Mud (Matthew McConaughey), un uomo dal passato misterioso che si mostra dapprima ostile ma poi accondiscendente con i ragazzi, che da lui sono spaventati ma anche tremendamente attratti.
I due stabiliranno con Mud, che si scopre presto essere in fuga da ritorsioni (da parte di un clan di malavitosi) derivanti da un folle gesto compiuto a causa del suo amore per Juniper (Reese Witherspoon), un rapporto stretto quanto indecifrabile fino in fondo, che legherà nel bene e nel male la loro sorte a quella del fuggitivo.

Mud barca

Si nota sin dalle prime sequenze che è un film studiato e sentito a fondo dal regista, che fa tesoro delle sue passioni e influenze cinematografiche e letterarie cogliendone le peculiarità, che siano relative al contesto, ai temi, alla narrazione o anche solo alle suggestioni visive, per plasmare la propria opera: difficile non cogliere riferimenti o citazioni più o meno dirette a film come “Stand by me” di Rob Reiner (1986), di cui ricalca a grandi linee la trama e con cui può condividere la definizione di “romanzo di formazione”, “Cape Fear” di J.Lee Thompson (1962, seguito dal remake scorsesiano del 1991), di cui cita apertamente la scena dell’assedio alla casa galleggiante sul fiume, il capolavoro di Charles Laughton “La morte corre sul fiume” (1955), o all’opera letteraria di Cormac McCarthy e Mark Twain (tant’è che durante le riprese Nichols faceva leggere ai due giovani protagonisti “Le Avventure di Huckleberry Finn”).

Il tutto ovviamente va ad amalgamarsi ai luoghi e ai temi cari a Nichols: il film, come “Shotgun Stories”, è ambientato in Arkansas, sua terra natale, di cui coglie stavolta non (o quantomeno non solo) la desolazione rurale e la semplicità degli insediamenti fluviali ma anche la maestosità e il fascino del fiume Mississippi e degli isolotti che lo popolano. Tali paesaggi sono valorizzati, resi quasi personaggi ulteriori del film grazie alla splendida fotografia del fido Adam Stone, che nella sua semplicità fa un uso della luce naturale che ricorda gli splendidi affreschi visivi ed emozionali di Terrence Malick (altro autore molto amato da Nichols): sembra di vedere la Virginia di “The New World – Il nuovo mondo”, una natura che insieme incanta e atterrisce, protegge e ridimensiona.

Mud Scenario

La collocazione temporale è invece volutamente piuttosto generica, a donare alla storia una certa universalità.
Ritroviamo anche buona parte dei temi ricorrenti nella filmografia del regista: Mud è in fondo anch’egli un emarginato dalla società, dal passato oscuro e dalla personalità complessa e contrastante, che deve fare i conti con i suoi fantasmi interiori e una società che, in parte per colpa sua, gli è ostile, nonostante in realtà l’unica cosa che lo muova sia l’amore per Juniper; il desiderio cieco e inguaribile di vendetta, che spesso non porta ad altro che all’annientamento di se stessi e degli altri; la criticità dei rapporti familiari (irrisolto e traumatico per Ellis in “Mud” come per i tre fratelli in “Shotgun Stories”) specie nell’adolescenza, spesso all’origine del disagio interiore e della violenza morale; infine l’adolescenza stessa, età di pulsioni e curiosità tanto irrazionali e irrefrenabili quanto talvolta illusorie e avventate.
E questo solo per citare i più significativi, dato che il film è notevolmente stratificato dal punto di vista tematico.

Ovviamente però questa ricchezza tematica non è di per sè sufficiente per la buona riuscita di un film: non basta snocciolare temi e situazioni sulla carta interessanti se non vengono presentati in una veste credibile e funzionale alla narrazione e al tono del film, ma soltanto didascalica.
Ebbene qui i personaggi che incarnano tali aspetti sono veri, credibili, complessi, empatici ma non in modo, per così dire, capzioso: ci si appassiona alle loro vicende ma raramente, fatto salvo forse il personaggio di Ellis, ci si immedesima in loro; lo stesso Mud (che in inglese significa “fango”) non è semplicemente il tipico eroe burbero ma buono di cui si conosce tutto e per cui si “tifa”, anzi: di lui inizialmente sappiamo poco o nulla, pian piano si aprono degli scorci sul suo passato e la sua personalità, che solo alla fine ci appare chiaramente dispiegata, ma in ogni caso le sue azioni ce lo fanno talvolta amare, talvolta odiare, talvolta compatire, mossi da curiosità più che da affetto per un uomo che è contemporaneamente un avventuriero, un eroe romantico ma anche un fuorilegge.

Ellis è senz’altro il personaggio più bello e interessante del film: la sua purezza d’animo, la sua ingenuità, il suo candore unito alla sua istintività e curiosità, aspetti tipici dell’adolescenza, non possono che intenerirci e farcelo amare, specialmente quando alle prese con qualcosa più grande di lui; la descrizione più efficace l’ha data (e non potrebbe essere altrimenti) il suo “creatore” Nichols: “Ellis è alla disperata ricerca di un esempio di amore vero, che si rivolga ai suoi genitori, allo zio del suo migliore amico o al personaggio di Mud. Ellis vuole trovare un sentimento che duri. Ha disperatamente bisogno di un modello che non sia corrotto”. Egli crede ancora che tutto debba andare per il meglio, e non si capacita di come, spesso più per limiti ed errori umani che per destino avverso, l’amore e il bene non finiscano sempre per trionfare: per questo soffre enormemente il logoro rapporto tra i suoi genitori, ma anche quello travagliato tra Mud e Juniper, così come il fallimento della sua prima “cotta” adolescenziale per la scafata May Pearl.

Con l’esperienza che vivrà grazie a (o per colpa di) Mud sarà costretto a crescere velocemente, disilludendosi su un mondo che spesso è ben lontano da quello idilliaco che immaginiamo o desideriamo, specialmente da bambini; in pratica personifica il concetto roussoviano dello scontro tra natura e cultura, e il regista vuole, lo si nota anche da alcune sue scelte visive, che lo spettatore veda coi suoi occhi, si muova sulle sue gambe e viva con lui la criticità di questa dicotomia, che d’altronde tutti prima o poi devono affrontare.
Anche le altre figure, per citare le principali, sono ben caratterizzate: Neckbone, migliore amico di Ellis con cui condivide lo spirito di avventura e curiosità, nonchè il difficile contesto familiare (orfano, vive con lo zio Galen) è più schivo e introverso, ma ugualmente sensibile; Tom Blankenship è un personaggio molto misterioso e controverso, ed è molto interessante il rapporto di amore/odio (che scopriremo dovuto al loro legame passato) che ha con Mud, al tempo stesso protettivo e conflittuale; Juniper è l’oggetto, la causa del contendere tra Mud e i suoi persecutori: pur non avendo troppo spazio nel film, notiamo la lunaticità dei suoi sentimenti e dei suoi atteggiamenti, che talvolta facciamo fatica a condividere.

Mud personaggi

Il cast è azzeccatissimo, e svaria da attori affermati a nuove belle scoperte: Matthew McConaughey incarna Mud, cui conferisce tutto il magnetismo e la fisicità della sua recitazione, quella per così dire della sua seconda vita artistica, dopo il passaggio da innocue commediole a film di ben altro spessore drammatico e non solo, che lo avrebbe portato nel giro di un paio d’anni alla conquista del Premio Oscar per “Dallas Buyers Club”; egli rimane sempre leggermente “sotto le righe” per conservare l’ambiguità e la complessità interiore di un personaggio tanto controverso, e si conferma davvero un grande interprete.
Ma la vera rivelazione del film (a dire il vero non del tutto inaspettata) è Tye Sheridan (Ellis), che riesce a rubare la scena superando la già notevole interpretazione fornita nel capolavoro di Malick (e non è un caso che ritorni questo autore) “The Tree of Life” (2011): la sua è una non-recitazione, nel senso che è di una naturalezza, semplicità e veridicità disarmanti, e in fondo non è forse questa la miglior recitazione possibile?
L’intesa con Lofland (Neckbone) e McConaughey è impressionante, non sorprende che Nichols abbia insistito durante il periodo delle riprese (otto settimane) perchè i tre protagonisti vivessero assieme anche nel tempo libero, per cementare la conoscenza e la chimica reciproca.
Perfetto poi è Sam Shepard (una vera garanzia) nel difficile e iconico ruolo di Tom Blankenship, così come l’altro Premio Oscar Reese Witherspoon (Juniper), in un ruolo molto intenso. Non poteva poi mancare Michael Shannon, che stavolta interpreta un personaggio secondario quale lo zio di Neckbone, Galen; anche i caratteristi negli altri ruoli secondari (si pensi ai genitori di Ellis e ai “cattivi” del film) non abbassano di certo il livello.

Ciò che comunque impressiona maggiormente di questo film, più in generale, è la sua capacità (che poi è la capacità del regista che è anche sceneggiatore del film) di alternare ritmi, registri e generi diversi con grande disinvoltura e senza mai, come spesso accade quando si osa troppo, creare confusione nello spettatore o perdere la propria precisa identità: “Mud” è un film drammatico, d’avventura, un melò, un thriller e chissà cos’altro (non manca nemmeno di una certa ironia), ma tutto dosato in maniera perfetta, quasi impercettibile, e questo è garanzia di grande cinema.

Ovviamente la sceneggiatura dispiega e scandisce ottimamente tali declinazioni, così come la regia (insieme al montaggio di Julie Monroe) che segue i personaggi da vicino (numerosi i primi piani), con la forza introspettiva di “Take Shelter”, ma sa anche farsi adrenalinica nelle scene più tese, così come più maestosa ed evocativa ad esempio nei campi lunghi degli scenari naturali. E’ una regia lucida, duttile, perfetta.
Una menzione la merita anche la bellissima colonna sonora, piuttosto varia, composta da David Wingo e che annovera brani della band country-punk dei Lucero (di cui fa parte tra l’altro il fratello del regista) e della rock band australiana dei Dirty Three; essa alterna brani country (alcuni dei quali ricordano le atmosfere di un altro splendido film recente, “Nebraska” di Alexander Payne) a tracce più sospese e suggestive.

La parola capolavoro non è dunque certo una bestemmia se accostata a “Mud”, che è uno di quei film che più che essere sviscerato e analizzato razionalmente deve essere visto, rivisto e vissuto, perchè costituisce una vera e propria esperienza: a tratti appagante, a tratti dolorosa, ma sempre autentica. Un film che cresce dentro lo spettatore, nel suo corso (che culmina col grandioso finale, liberatorio ma non del tutto consolatorio) come dopo la visione.

In ogni caso, Jeff Nichols è ormai un grande autore, su cui puntare a occhi chiusi già a partire dalla sua prossima opera, “Midnight Special”, le cui riprese sono già state ultimate e che è atteso in sala (sperando che stavolta la distribuzione sia tempestiva) per l’autunno del 2015: sarà un film di fantascienza (genere per lui inedito) ispirato per sua stessa ammissione a “Starman” di John Carpenter e, manco a dirlo, il protagonista sarà Michael Shannon. Serve altro? Noi già non vediamo l’ora.

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