Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Cinema e dintorni | Pubblicato il 9 ottobre 2013

nella_casa-64694110

François Ozon è uno dei più brillanti e raffinati registi francesi in circolazione. Il regista di 8 Donne e un mistero si presenta qui con una storia dalla trama elegante e pulita che ha, come il canone francese richiede, quelle caratteristiche che facilmente la rendono riconoscibile. Una su tutte (oltre a quelle macroscopiche come la fotografia leggera e i dialoghi centellinati), e qui è quella che è maggiormente in luce visto il genere del film, è che non succede praticamente niente. Detto così, sembra quasi un invito a non avvicinarsi a questi film, e in particolare a questo di Ozon. Mi spiego meglio. La struttura di Nella casa, ubbidisce alle coordinate del thriller; un thriller sui generis però perché si può (filosoficamente) parlare di thriller in potenza. Ozon, che riesce a manovrare in maniera superlativa la tensione dello spettatore, ci presenta degli eventi che seguono una semplice linea retta senza deviazioni ovvero pari pari ciò che il protagonista Claude scrive nei suoi temi. Gli avvenimenti sarebbero potuti accadere o, chissà, sono accaduti, ma a noi questo non è dato saperlo.

La trama, dall’aspetto lineare, segue la vita di Germain (Fabrice Luchini) insegnante di letteratura in una scuola di periferia. La storia si concentra più precisamente sul rapporto che si vine a creare tra il vecchio insegnante e un suo giovane allievo talentuoso Claude (Ernst Umhauer), lo studente che si siede all’ultimo banco “perché da lì si può vedere tutto senza essere visti”. Il legame tra i due nasce quando Germain, correggendo dei temi, si imbatte in quello di Claude da cui viene letteralmente rapito e che si conclude con la chiosa “continua”; un romanzo a puntate. Il giovane allievo scrive con grande sarcasmo ed ironia ma, e qui risiede il fatto inquietante, soltanto di un unico argomento: parla del suo ingresso subdolo, enigmatico e controverso in casa del suo compagno di classe Rapha a cui impartisce ripetizioni di matematica. Sia il professore che sua moglie (Kristin Scott Thomas) si fanno prendere sempre di più dai temi di Claude, cadendo in una spirale di voyeurismo buffo (con alcuni frangente che ricordano i dialoghi migliori di Woody Allen): il giovane studente si insinua nei meccanismi più intimi della famiglia, tentando addirittura di sedurre la madre del suo compagno. Si potrebbe parlare di un film che è un tentativo di indagine dei meandri della seduzione: il giovane studente, del quale non è facile supporre un’infanzia difficile, attratto inesorabilmente dalla perfetta famiglia borghese di Rafa.

Ma il “pensiero poetante” di Ozon, non si ferma qui. Ciò che dà particolarmente da pensare in questo film è il rapporto che si crea tra il narratore Claude e il narratore (in gioventù aveva tentato la strada dello scrittore) e, soprattutto, il lettore, Germain. I piani narrativi e meta-narrativi cominciano pian piano ad incontrarsi e a scontrarsi, creando uno stridore logico molto interessante. Ci troviamo in un viaggio che va avanti e indietro tra il mondo della finzione, rappresentato dai temi di Claude, e e quello della realtà, ciò che davvero succede tra Claude e la famiglia di Rapha; Germain non può conoscere ciò che succede realmente, deve dare per buono ciò che legge nei temi. Lo stesso Ozon ci lascia in questo limbo percettivo, non consegnandoci nessun riferimento sicuro per valutare ciò che stiamo vedendo: quello che Claude sta raccontando nel tema a Germain, e che noi vediamo sullo schermo, sta accadendo davvero? O ci troviamo nel mondo della fantasia e della creatività letteraria? Tutte queste riflessioni mi hanno fatto tornare alla mente un film meraviglioso come “L’ultimo sospetto”. Lì, il Kevin Spacey migliore di sempre, racconta ad un commissario di polizia tutta la storia della banda criminale nella quale era coinvolto; anche lì, e sarà svelato nel finale (tra l’altro uno dei più belli di sempre), ci troviamo in un gioco di interpretazione molto simile seppure i due film non hanno nulla da spartirsi.

C’è da concludere che, questo dipanarsi della fantasia, questa confusione sistematica che Ozon riesce a creare, si erge proprio come guida al film. Ozon usa, in maniera strepitosa, l’essenza del cinema.

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi