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Recensioni | Pubblicato il 8 ottobre 2013

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Marlene Kuntz

Nella tua luce

Genere: alt-rock-pop

Anno: 2013

Casa Discografica: Columbia

Servizio di:

Il nuovo – nono – sigillo del trio piemontese non è un vero ritorno alle origini come qualcuno sperava e si auspicava, ma una matura prova di consapevolezza dei propri mezzi, in virtù sia del passato “furioso”, che di un presente melodico e più conciliante (la title track ne è una esemplare e pregevole didascalia).

Distante vent’anni dal “catartico” esordio è quanto di meglio ci si potesse aspettare – vista l’insipidezza degli ultimi lavori – dall’influente band di Cuneo e dall’ombroso Godano- ma da Sanremo lo è sempre un po’ meno. Premesso che i Marlene Kuntz sono un grande patrimonio della musica alt-rock – e autoriale – italiana, checché ne dicano i vari detrattori, scrivani improvvisati, troppo impegnati a scovare nuovi astri (improbabili) della nostra scena, (quale scena?), vale la pena soffermarsi sulla grande operazione mediatica (buona l’idea di fare gli hipster di se stessi) fatta sui social, sulla rete e sulla carta stampata, concedendo in maniera dilazionata i vari contenuti (docu-video della lavorazione e dei brani di volta in volta a varie testate) e amplificando, senza spocchia o grandeur eccessiva, un album che la qualità se la guadagna sul campo.

La solita marcia in più dei testi godaniani si coniuga bene alla manciata di canzoni assolutamente kuntziane, al solito riconoscibili, affilate e corpose, nonostante il déjà-vu sia sempre dietro l’angolo (ma potrebbe essere virtù più che spregio). Dopo aver rilasciato al proprio pubblico il brano d’anteprima, il troppo manierato “Solstizio” (lanciato proprio nel giorno più lungo dell’anno), è la volta de “Il genio” – con dedica all’Oscar della poesia  - quale singolo d’accompagnamento al lungo formato: perfetto, chitarristico e sanguigno, ottima canzone da gig e scontata futura pietra miliare.

Non c’è solo l’amata America sonica di “Senza rete” a fare da contrappeso a una voglia pop-cantautoriale più easy (il citato Solstizio), si insinuano inediti giri “pornografici” di basso nel tessuto post-punk  di “Su quelle sponde”, riemergono amori mai del tutto sopiti (“Seduzione” è una ricaduta tra le braccia dei Csi più lisergici dell’amico Maroccolo) o desideri folk rock quasi dylaniani (La tua giornata magnifica); l’emozione si fa tangibile in “Catastrofe”, ballata fragile, caustica ed epica e in “Giacomo eremita” che con un riff contagioso e ruvido si cita Alberto Fortis con effetto coinvolgente e deflagrante. Non è da meno il prodigioso, lento incedere di “Osja, amore  mio”, brano ad alto gradiente emotivo, con forti legami col rock di casa nostra ed infine menzione particolare per “Adele”, drammatica e acida non senza quella vena poetica peculiare di Cristiano.

Questo è il disco buono di fine estate, quello da ascoltare senza patemi o nostalgie, evitando di sottostare al (pre)giudizio dei mille bisbigli che il web tende a dispensare con facilità. Una dignitosa e coraggiosa prova del nove.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Nella tua luce
  • 2 · Il genio (l’importanza di essere Oscar Wilde)
  • 3 · Catastrofe
  • 4 · Osja, amore mio
  • 5 · Seduzione
  • 6 · Adele
  • 7 · Su quelle sponde
  • 8 · Giacomo eremita
  • 9 · Senza rete
  • 10 · La tua giornata magnifica
  • 11 · Solstizio

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