Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 4 marzo 2014

Neneh Cherry - Blank Project

Neneh Cherry

Blank Project

Genere: Experimental pop-rock, Songwriting

Anno: 2014

Casa Discografica: Smalltown Supersound

Servizio di:

Non è corretto parlare di un ritorno di Neneh Cherry dopo 18 anni di assenza. E’ vero che l’ultimo album firmato esclusivamente a suo nome risale al 1996, ed è vero che questo ottimo Blank Project è solo il suo quarto LP ufficiale, ma l’artista scandinava (sì, è nata a Stoccolma) in tutti questi anni è sempre stata attiva, anche se non troppo esposta alle luci dei riflettori, con progetti particolari e collaborazioni di pregio sviluppate anche a seguito dei tanti contatti maturati durante la sua lunga carriera. In particolare questo nuovo disco è conseguenza diretta dalle nuove esperienze e conoscenze generate dal progetto Cherry Thing: non è quindi un fulmine a ciel sereno.

Una vita piena, quella di Neneh, dove le scelte di vita si sono sempre intrecciate con la carriera musicale. Nata nel 1964 da madre svedese e padre sierraleonese, figliastra del grande trombettista free-jazz americano Don Cherry, a 14 anni lascia la scuola e va a vivere nella Punkin’ London. Ispirata da Poly Styrene degli Xray Specs, comincia a farsi notare come corista delle Slits, e dal 1981 al 1983 è la cantante dei Rip Rig & Panic, importante gruppo free-funk/post-punk/new wave. Nell’84 nasce la sua prima figlia, Naima.

Tra collaborazioni musicali varie (The The, Massive Attack, Cameron McVey aka Booga Bear, che diventerà suo marito) e l’attività di modella, nel tempo la Cherry si ritaglia uno spazio e un’immagine originale di giovane donna autonoma, consapevole, rapper dura e sexy, e madre. Turbando l’Inghilterra cantando a Top of The Tops incinta di sette mesi della sua seconda figlia (Tyson), con il successo planetario di Buffalo Stance nell’88 la Cherry diventa da un giorno all’altro icona mondiale. La progressione è alterna e con un ritmo non frenetico, dettato dagli impegni familiari: al primo fortunatissimo album (Raw Like Sushi), segue solo quattro anni dopo Homebrew, di minore impatto sulle chart, e solo nel 1996 esce Man, contenente l’altro hit mondiale 7 Seconds, il duetto con Youssou N’dour pubblicato due anni prima. E nel 1996 “esce” pure la terza figlia (Mabel). Seguono partecipazioni prestigiose (ad esempio in Ovo di Peter Gabriel nel 2000, in Lovebox dei Groove Armada nel 2002, in Demon Days dei Gorillaz nel 2005), altre commistioni musica-famiglia (il duetto con il fratello Eagle-Eye Cherry), qualche stagione come DJ in Ibiza, un programma radio alla BBC nel 2004. E nel 2004, a 40 anni, Neneh diventa nonna. Due anni dopo è di nuovo in pista con il progetto trip-hop/pop CirKus, un nuovo affare di famiglia (della band fanno parte il marito e la figlia Tyson con il suo fidanzato),per due album (più uno di remix) non memorabili.

Stacco: nel 2012 esce l’album firmato Neneh Cherry & The Thing, pregevolissimo esperimento “free jazz rock” dove il trio scandinavo si amalgama perfettamente con la voce della cantante per ottime cover di brani dei Suicide, Stooges, Don Cherry, Ornette Coleman. Tra i producers che curano le versioni contenute nel Cherry Thing Remixes, disco uscito pochi mesi dopo, c’è anche Four Tet, ed ecco la scintilla. Nell’aprile 2013 la traccia “Nina, prodotta da Kieran Hebden e pubblicata su Soundcloud (dove Neneh Cherry duetta con Afrika Baby Bam dei Jungle Brothers) fa presagire ulteriori sviluppi. Four Tet fa mettere in contatto Neneh con i fratelli londinesi Ben e Tom Page, ossia i RocketNumberNine: ispirato duo synth-percussioni, specializzato in cavalcate space-rock-jazz-dance, dall’ottima resa live e raccomandati dall’amico comune Steve Reid (mitologico batterista jazz con cui Hebden ha collaborato per i due splendidi volumi delle Exchange Sessions 1995-1996).

Tutto torna, quindi: Four Tet riesce a trovare una settimana libera nella sua fittissima agenda, e in soli cinque giorni Cherry e i fratelli Page registrano le dieci tracce del quarto album solista della cantante (ancora una volta supportata nella scrittura dal marito McVey). Ci troviamo così tra le mani un prodotto godibilissimo, attuale e coraggioso. Un album immediato, senza compromessi ma assolutamente accessibile: musica nuda (“Naked), essenziale, dove gli scarni arrangiamenti lasciano emergere le raffinate linee melodiche pop a cui la produzione Cherry-Booga Bear ci ha abituati (qui supportati dall’altro Virgin Soul, Paul Simm).

Across the Water segna subito la direzione: al centro c’è lei, tutta la sua storia, il suo carisma e la sua inconfondibile, bellissima voce. Solo poche scarne percussioni accompagnano le riflessioni: “Since our mother’s gone it always seems to rain”, “My fear’s is for my daughters”. La famiglia ritorna anche nel brano che dà il titolo all’album (un teso ritmo tribale): “husband and wife leaking perfection”. Le storie tracciate dai testi sono personali e introspettive, il passare del tempo è affrontato senza reticenze (“does my ass look big in these new trousers?”) e con la saggezza della maturità (“Good things comes to those who wait”, canta in “Cynical). L’episodio più radiofonico (“Out of the Black) ospita il primo duetto della carriera di Neneh con una donna: la svedese Robyn, che entra nel mondo privato della Cherry, da sempre suo modello di ispirazione, con riverenza e rispetto.

Four Tet mantiene il ruolo del produttore classico, ponendosi al servizio della personalità dell’album e non virandolo verso il suo mondo elettronico, evitando di aggiungere sovrastrutture e limitandosi a distillare e affinare i suoni. Nessuna concessione al mainstream: ricorrere all’effetto nostalgia per i tempi andati di Manchild e di Woman non sarebbe stato di alcuna utilità né interesse. L’ “Everything”, che chiude il disco con le sue risate liberatorie e i suoni gutturali che riportano alle esperienze con i Rip Rig & Panic, è lontana anni luce dall’Everything perfettina del 1996. Le percussioni organico-digitali e le linee di synth ruvide dei RocketNumberNine sono il tappeto sonoro perfetto per la voce della Cherry. Per l’immediatezza con cui si è sviluppato, il progetto è più che pronto per il live show e per una stagione di festival che si preannuncia piena di riscontri positivi. “Good things come for those who wait, they say”. Bentornata nonna Neneh!

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Across The Water
  • 2 · Blank Project
  • 3 · Naked
  • 4 · Spit Three Times
  • 5 · Weightless
  • 6 · Cynical
  • 7 · 422
  • 8 · Out of the Black (featuring Robyn)
  • 9 · Dossier
  • 10 · Everything

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi