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News | Pubblicato il 13 maggio 2014

Sono già trascorsi vent’anni dal 13 Maggio 1994, una data qualunque per molti, fondamentale per altri. Festeggiare un qualsiasi ventennale fa sempre un certo effetto poiché ti pone dinanzi ad un resoconto necessario sul proprio operato. Il 13 Maggio 1994, l’etichetta C.P.I (Consorzio Produttori Indipendenti) guidata dallo scrupoloso Gianni Maroccolo, all’epoca impegnato con il Consorzio Suonatori Indipendenti del Giovanni Lindo nazionale, pubblicherà l’album X di un’intera generazione: Catartica. Una pietra miliare dell’ hardcore-noise italiano, genere ancora acerbo all’inizio degli anni ’90 ma carico d’entusiasmo per via dell’incredibile successo che aveva riscontrato in band d’oltreoceano come Pearl Jam e Nirvana, più dedite al filone grunge ma che avevano avuto la forza di andare oltre i canoni stilistici della new-wave anni ’80.

In questo panorama controverso iniziano a muovere i primi passi i Marlene Kuntz, band originaria di Cuneo e con una passione viscerale per i Sonic Youth. La formazione, ormai divenuta storica, vede fin dall’inizio la presenza del carismatico frontman Cristiano Godano, Riccardo Tesio e Luca Bergia e con diverse alternanze per la voce riguardante il basso, affidato inizialmente a Luca Viano e poi passato nelle mani dell’ottimo Dan Solo (senza dimenticare che lo stesso Maroccolo parteciperà attivamente a vesti live dei Marlene). Sarebbe futile voler storicizzare ulteriormente ciò che è stato di una band Italiana che ha dettato i tempi di una vera e propria rivoluzione sonora all’inizio degli anni ’90, pertanto cerchiamo di guardare a Catartica con il peso e l’affetto di ben vent’anni sulla schiena. Vent’anni di sudore e sangue, di su e giù dai palchi della penisola, di sterili polemiche e cambi di rotta. Vent’anni che hanno cambiato il volto di una generazione oltre che del bel Paese tutto.

Catartica letteralmente significa “Purificata” e pare trovar un riscontro leale nelle trame ordite dai giovani Marlene Kuntz, diretti ed istintivi, nell’approccio ai testi e alle musiche. E’un album che suona magnificamente e non stupisce che abbia mietuto così tante vittime in questi vent’anni essendo tra i più amati dai fan della prima ora. Una novità assoluta per l’ottima miscelazione tra liriche melodiose e suoni graffianti e che farà della lezione noise Sonic Youth il proprio vessillo di guerra. In un saliscendi emozionale, la scaletta di Catartica si snoda in brani roventi come la traccia apripista M.K, e le successive Festa Mesta (tra le tracce più amate del disco) e la lavica incandescenza di “Sonica”, negli ultimi spettacoli presentata anche in veste elettroacustica e che mostra sempre un’ottima resa. La ruvidità di colpo lascia il posto al calore della bellezza e il disco mostra il suo fianco migliore: l’acerba poeticità di “Nuotando nell’aria” – una canzone simbolo (e non a chiacchiere) di un’intera generazione, la mia. Chi scrive ha ascoltato questa canzone circa dieci anni dopo la pubblicazione restandone irrimediabilmente ammaliato. C’è il dolore dell’assenza, dell’inadeguatezza ma anche il fascino della tristezza che viene tritata dal bagliore delle chitarre di Tesio e Godano, mai così lucenti. Un passaggio inevitabile e su cui spesso bisogna tornare. A fare la fortuna di questa prima prova dei Marlene fu al tempo il succitato Giovanni Lindo Ferretti, che nei concerti del Consorzio iniziò ad inserire una cantilenante “Lieve”, altro esempio nitido di bruciante coesione tra melodia e rumore,e che gettò non poca benzina sul fuoco innescato da Godano & Co. Questo e molto altro offre Catartica, tra cui brani quali “Trasudamerica”, il torpore provinciale denunciato in “Fuoco su di te”, la rutilante “Merry X-mas” o l’allusiva erotica “Gioia (che mi do)”. La sezione finale del disco offre spazio ad altri brani fondamentali della band come “Canzone di domani”,  “Mala Mela”, “1°2°3°” e la strumentale “Non ti scorgo più”, che chiude il cerchio di un viaggio tutt’altro che scontato.

Nel letto aspetto ogni giorno un pezzo di te
un grammo di gioia del tuo sorriso
e non mi basta nuotare nell’aria per immaginarti:
se tu sapessi che pena.
Intanto l’aria intorno è più nebbia che altro
l’aria è più nebbia che altro.

(Nuotando nell’aria)

Marlene Kuntz_8

È innegabile, riascoltando oggi Catartica, notare un vero e proprio cambio di rotta dei Marlene Kuntz. Sull’argomento spesso si sono scontrati band e i nostalgici fondamentalisti e s’è concretizzato nella realizzazione di un album che chiarificasse anche un po’ il pensiero dei Marlene a riguardo: “Ricoveri virtuali e sexy solitudini” (2010), infatti, è servito a spazzare via le polemiche mosse da fan che lamentavano una propensione al lirismo che si è tradotto in un abbandono quasi totale di certe sonorità più ruspanti. Il messaggio arrivò chiaro: “Noi siamo quello che vogliamo essere senza attenerci a preconfezionati canoni stilistici”. A tal proposito, per quel che vale, sento d’esser vicino al modus facendi dei Marlene. Credo che, al di là di approccio alla produzione musicale, negli ultimi anni la band di Cuneo abbia ugualmente realizzato ottimi dischi, come lo stesso “Uno”- l’album della discordia in un certo senso, ma che mostrava ottimi spunti soprattutto dal punto di vista del songwriting e anche delle collaborazioni agli arrangiamenti (Paolo Conte su tutti). L’ultima uscita “Nella tua luce”, pare aver tracciato una linea comune con le prime pubblicazioni anche se resta innegabile il seme di un’indole rivoluzionaria riscontrabile in Catartica o Il Vile, difficile da eguagliare nel panorama Italiano.

Forse, sicuro, è il bene più radioso che c’è 
Lieve svenire per sempre persi dentro di noi 

Meglio del perdersi in fondo all’immobile 
Meglio del sentirsi forti nel labile.

(Lieve)

marlene-kuntz-concerto-biglietti-gratis

L’uscita di scena. Ebbene sono trascorsi già 20 anni ma sono certo che al 50° anniversario se ne parlerà ancora come un album imprescindibile per l’alt-rock Italiano. Auguri!

Lascia che ti vomiti un’onda di parole 
Ma-Ma-Marlene è la migliore!

(M.K)

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