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Recensioni | Pubblicato il 22 dicembre 2014

FR1-006-TiredTapeMachine-Not HereCOVER

Tired Tape Machine

Not Here

Genere: Psichedelico, neofolk

Anno: 2014

Casa Discografica: Autoprodotto

Servizio di:

Esistono momenti precisi nella vita di un musicista in grado di segnarne per sempre l’intricato percorso artistico e Petter Lindhagen, one-man-band svedese che si cela dietro al moniker Tired Tape Machine, è un caso esemplare. Alla soglia dei trent’anni decide di rifugiarsi, da vero lupo della steppa, in una piccola baita tra le foreste svedesi per dar luce, dopo gli ottimi primi due full-lenght, all’ultimo album Not Here. Un progetto che inizialmente prevedeva la (minimale) supremazia assoluta  del piano ma che, nell’arco di circa tre anni, si è trasformato in qualcosa di molto più complesso e articolato: il risultato è una fanfara funebre, a tratti funesta, in cui strumenti e sezioni vocali sono spasmi sinistri di un tragico coro greco.

La complessità di Not Here è nitida fin dal primo ascolto. I nove brani che lo caratterizzano si librano autonomamente in uno spazio indefinito ove non esistono limiti né punti di contatto e dove ogni pensiero sembra affievolirsi in interminabili ed eloquenti punti di sospensione. Un simposio stiloso dove si passa con leggerezza dalle atmosfere iberiche ricreate dalla chitarra flamenco di “Leaving” alle oscure gradazioni da dark-orchestra di “Sisyphus”, ricca di echi e ventate cupe di synth. Nonostante il succitato cambio di rotta dell’album, il piano continua  a ricoprire un ruolo predominante e lo si scorge nettamente negli anfratti dove Not Here porge il proprio lato migliore: “Stella’s Other Waltz” imbastisce il tema su cui si muove anche “Stella’s Waltz”, di respiro incredibilmente classico e che ricorda le malinconiche insenature ricreate dalle note dolenti del maestro Yann Tiersen. La parabola ascendente del disco è inarrestabile e riesce a spaziare con naturalezza in generi e stili completamente antiteci: si passa, infatti, dal psichedelico neo-folk di “Your Ghost” ai violini lacrimanti di “Hidden”, intervallati da stasimi struggenti (“Gone”) ma di grande forza espressiva. Gli ultimi respiri del sinistro concept maturato da Lindahagen si tingono di un rigore funereo (soprattutto nella title-track “Not Here”) per poi sublimarsi in “Bury”, apoteosi strumentale e suggestiva e che allenta la tensione di un disco sicuramente non di semplice ascolto. A chiudere il cerchio sono, ancora una volta, gli instancabili martelletti del pianoforte …

La bruciante malinconia che rompe gli argini di ogni singolo componimento di Not Here ferisce gli occhi e scava in profondità fino alle cavità più recondite dell’animo. La perfetta sinergia dei vari strumenti in gioco riescono a creare vere e proprie scene filmiche, dove i protagonisti vivono solo di sguardi e le parole non sono altro che corde di violino suonate dalla mano di dio.  Una vera fonte d’ispirazione.

Voto: 8,5/10

Tracklist:

  • 1 · Leaving...
  • 2 · Sisyphus
  • 3 · Stella's Other Waltz
  • 4 · Your Ghost
  • 5 · Hidden
  • 6 · Gone
  • 7 · Stella's Waltz
  • 8 · Not Here
  • 9 · Bury

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