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Recensioni | Pubblicato il 4 febbraio 2015

Mox

Johnny Mox

Obstinate Sermons

Genere: Gospel-punk, Percussionism, Preaching

Anno: 2014

Casa Discografica: Macina Dischi, To Lose la Track,
Escape from Today, Sonatine, Musica per Organi Caldi,
Annoying, Strom e V4V

Servizio di:

Dietro il moniker di Johnny Mox si cela il polistrumentista multimusicista Gianluca Taraborelli che, esclusa la registrazione affidata ad Andrea Sologni (Gazebo Penguins), si occupa di tutto quel monstrum che sentirete scorrendo i brani di questo nuovo album: percussioni, un castello di voci, pedali, chitarre, il tutto montato con certosina pazienza. E non uso la parola certosino in maniera casuale; quello che si respira tra le pieghe del disco, è una musica che unisce lo spiritual al gospel, declinandolo una volta in una chiave più punk, in un’altra più mistica e introspettiva.
Questo Obstinate Sermons è il terzo album del musicista trentino e successore del bellissimo We=Trouble che gli ha consentito di girare il mondo con le sue spigolosità punk e il suo alone di predicatore sghembo ed eccentrico. Laddove però l’album precedente era fondato quasi esclusivamente sul lavoro sulle voci, inanellando una serie infinita di loop vocali che si andavano pian piano stratificando fino a costruire trame fittissime e inaccessibili, questo nuovo lavoro ridà, senza comunque nulla togliere all’utilizzo delle voci, vigore alla parte più strumentale sia con un largo utilizzo di percussioni, siano esse analogiche o seguano le derive più beat-box style, sia con una decisa prepotenza delle chitarre distorte.

La traccia di apertura “They Told Me To Have Faith And All I Got Was The Sacred Dirt Of My Dirty Hands” è un manifesto in questo senso: il brano si apre con una predica (che a me piace pensare di un pastore americano) su cui pian piano si inserisce il corpo sonoro più massiccio, dapprima un handclapping che spunta improvviso senza che tu te ne accorga e a cui è impossibile resistere, poi il preaching di Tiraborelli che prende il tono gospel che lo caratterizza (le urla di “More Power” racchiudono anche uno dei sensi del disco) creando un immane flusso sonoro travolgente che sembra stemperarsi per poi invece ripartire questa volta con la violenza della chitarra. “Praise The Stubborn” è invece un momento violento in cui le distorsioni della chitarra si legano indissolubilmente alle grida del predicatore, creando, con il supporto delle percussioni, una sorta di predica nel deserto in chiave vagamente world. Il disco viaggia poi su coordinate varie che però si rifanno al senso ultimo concettuale dell’opera e ad un’estetica sempre ben riconoscibile; non ci si stupirà di passare allora da pezzi più blues e pieni di groove (“Ex Teachers”) agli urli più garage (“O’brother”) fino ad arrivare alla sconvolgente chiusura (“King Malik”) con i suoi otto minuti di chitarra space che segnano la conclusione rilassante di un faticoso ma bellissimo itinerario.

In conclusione questo disco riesce nella non facile impresa di, se non superare, quantomeno pareggiare il precedente We=Trouble ma sarebbe più corretto dire che, entrambi i dischi sono meravigliosi e Johnny Mox è una delle realtà più vive, vere e travolgenti del panorama italiano, fregando tanti gruppi (ovviamente sempre italiani) pseudo alternativi che non hanno (mai) nulla da dire ma tanto da apparire.
Un disco maturo e a cui è impossibile resistere, un frutto sincero e scriteriato della mente di Tiraborelli, talmente ricco che non riesce a contenere tutto quello che ha, facendo strabordare spunti, influenze e attitudini di cui un 10% farebbe la fortuna di tanti italioti.
VIVA!

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · They Told Me To Have Faith And All I Got Was The Sacred Dirt Of My Dirty Hands
  • 2 · A War Sermon
  • 3 · Praise The Stubborn
  • 4 · Ex Teachers
  • 5 · O'brother
  • 6 · Endless Scrolling
  • 7 · The Winner
  • 8 · The Long Drape
  • 9 · King Malik

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