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Sulla Strada | Pubblicato il 18 marzo 2013

vitas

“Tornano sempre a galla i pezzi di merda”

Con questa frase gretta e mediocre, siamo tornati su queste pagine per raccontare una storia, quella del protagonista in copertina. Anche se non vi è mai interessato più di tanto lo sport e in questo caso il tennis, il mito di Vitas Gerulaitis vive nelle nostre personalità da lungo tempo. Amante della musica, amico di certi vizi e con una passione sfrenata per le auto di lusso. Ottimo giocatore nell’epoca sbagliata, quella fatta dai grandi talenti, divenne una star del  Jet set newyorkese dell’epoca, tra cui figuravano Liza Minnelli, Mick Jagger, Truman Capote e l’artista pop Andy Warhol, che nel 1979 lo fece posare per un ritratto poi diventato un’opera cult.

Detenzione e spaccio di stupefacenti tra le accuse più note, ma infondate, ai cronisti dell’epoca che avevano visto la grande ascesa del rocker tennista di origini Lituane, protagonista della vita notturna newyorkese, tra concerti opere d’arte e una pubblica ammissione di aver fatto uso di “qualche” droga.

Muore in casa propria nel settembre del 1994, in molti parlarono di overdose legata alla cocaina da cui era (presunto) dipendente, eppure una semplice fuga di gas, con tanto di maggiordomo che lo ritrovò il giorno stesso defunto ma con la solita espressione, felice beffarda e da rock star.

Lo sport non è un ghetto, ricordiamocelo così:

https://soundcloud.com/shaktajiri/maybe-u

Colpi da tennisti, ma non finisce qui anche se questo sport in Italia è un disastro:

Ci si sente presto, tanto torniamo sempre a galla.

T.

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