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Recensioni | Pubblicato il 30 settembre 2013

Okkervil-River-The-Silver-Gymnasium

Okkervil River

The Silver Gymnasium

Genere: indie, folk rock

Anno: 2013

Casa Discografica: ATO Records

Servizio di:

L’autunno sta per entrare nel vivo e anche nei parchi cittadini gli aceri hanno iniziato a creare un giallissimo tappeto di foglie, da calpestare con delicata attenzione per non rovinare uno scenario che ricorda periodi lontani e luoghi ancora più remoti. Chiudiamo gli occhi e catapultiamoci in una bruna foresta del New Hampshire, più precisamente nel fitto bosco che protegge la sperduta cittadina di Meriden. Decidiamo di non raggiungere il piccolo abitato, ce ne stiamo nascosti in mezzo agli alberi, vogliamo solamente starcene in disparte e osservare tutto quello che succede. Siamo nel 1986 e un ancora piccolo Will Sheff passeggia per le deserte vie di Meriden con la sua camicia di flanella a quadri e un gigantesco walkman tra le mani. Sarà lui la nostra guida, sarà lui il protagonista della storia.

The Silver Gymnasium si presenta così, un concept album, un’autobiografia cantata, ambientata nei luoghi d’infanzia del frontman degli Okkervil River, che per 50 minuti ritorna quell’adolescente sbarbato e brufoloso Atari-dipendente con tante ambizioni per il proprio futuro. Ascoltare ognuna delle undici tracce dell’album è come ripercorrere uno per uno i luoghi fondamentali del Will adolescente, tra cui la piccola palestra della vecchia scuola, “The Silver Gymnasium” per l’appunto, segnati con un pallino rosso su un’immaginaria e datata mappa anni ’80. Un malinconico e doloroso viaggio attraverso gli angoli più nascosti d’America, dove sembra non accada mai nulla; di cose in realtà ne accadono eccome e gli Okkervil River sono maestri nel raccontare insignificanti aneddoti, trasformandoli in vere e proprie storie.

La produzione di John Agnello conferisce al concept album un’indole inequivocabilmente eighties. Il settimo lavoro di Will Sheff e soci è una DeLorean di note; le tastiere sono incisive come non lo sono mai state, puntando in una direzione power pop (“Stay Young”, “When The Spirit Left Us”).  Le chitarre, quasi per deformazione professionale, creano riff di un rock patinato, tipico dei singoli di fine anni ’80 (“On A Balcony”, “Walking Without Fankie”). Svisature e cambi di umore sono meno evidenti all’interno delle tracce, creando strutture e sonorità un po’ troppo piatte. Gli arrangiamenti sono ancora di tutto rispetto e alcuni pezzi si fanno preferire rispetto ad altri (“Pink Slips”, “It Was My Season”); l’impressione però è quella che nessuna traccia riuscirà a rimanere negli annali della musica.

Paradossalmente quello che all’apparenza dovrebbe presentarsi come l’album più intimo, toccante e intrigante, diventa il lavoro meno appassionato e più superficiale della band.

Voto: 6,5/10

Tracklist:

  • 1 · It Was My Season
  • 2 · On A Balcony
  • 3 · Down Down The Deep River
  • 4 · Pink-SLips
  • 5 · Lido Pier Suicide Car
  • 6 · Where The Spirit Left Us
  • 7 · White
  • 8 · Stay Young
  • 9 · Walking Without Frenkie
  • 10 · All The Time Every Day
  • 11 · Black Nemo

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