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Recensioni | Pubblicato il 21 novembre 2013

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Matt Elliott

Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart

Genere: Songwriting

Anno: 2013

Casa Discografica: Ici D'Alleurs

Servizio di:

Un anno fa cantavamo il ritorno solista di Matt Elliott. The Broken Man portava timidi segnali di cambiamento senza intaccare lo stile efficace a cui ci ha abituato il cantautore di Bristol. Da poche settimane è uscito il nuovo album Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart.

Un titolo tanto “ironico” quanto inusuale per il messaggio che porta dietro: un riferimento alla forza interiore sovrastata unicamente da quella fisica (quadro visivo rappresentato nell’artwork). Non si può parlare di positività, in quanto Matt Elliott trascina sempre con se un malessere persistente che è la vita; ma quelle parole che compongono il titolo suggeriscono una sorta di illuminazione, consapevolezza o anche rassegnazione che aprono un nuovo capitolo nella sua carriera. Un pallido ottimismo che si riflette naturalmente nello stile sonoro.

La prima novità è la presenza di una band che non incide in modo robusto sul risultato finale (In “Zugzwang” viene fatto un lavoro essenziale ma efficace) ma rappresenta comunque un segno di apertura. Sebbene non venga perso il tocco teatrale e  l’intensità emotiva, si possono udire tocchi più cristallini, meno ruvidi sia nei momenti più minimali (la “dolcezza” di “Reap What You Sow“, il tocco morbido di “De Nada“) che in quelli in cui l’intreccio compositivo si estende (l’inasprimento del suono e l’apocalittica vocalità del finale  di “Prepare for Disappointment“ sono trattenuti e spogliati dell’irruenza che si riscontrava nei precedenti lavori).

La solennità del suo canto sovrasta in ogni composizione ma il suo marchio di fabbrica emerge anche quando la vocalità scompare; “I Would Woken You with This Song” mette in evidenza questo aspetto e probabilmente risulta il legame più vicino al suo passato, esaltando le abilità da musicista. Notevole anche “Again“, con una struttura a collinetta: il suono che lentamente si compatta, impatta in distorsioni misurate e controllate, e poi la nuova dilatazione delle note. Una citazione particolare merita anche l’iniziale “The Right to Cry” che è l’essenza della sua musicalità e capacità di catalizzare l’attenzione dell’ascoltatore per diciotto minuti con magheggi strumentali e una capacità di interpretazione e di costruzione di un livello fuori dal comune.

Matt Elliott si è costruito con gli anni una corazza forte e spesso impenetrabile. Questo lo ha reso uno dei cantautori più significativi dell’epoca contemporanea con la sua poetica, la dedizione alla parola e al ricamo strumentale. Tutto questo lo si ritrova in questo nuovo lavoro che ci porta un nuovo equilibrio, probabilmente non longevo o forse segno di un percorso duraturo, espresso ancora una volta in modo maestoso e con un espressività che lo rende unico. Se esistesse un’arte dell’anima, Matt Elliott sarebbe l’interprete di riferimento.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · The Right to Cry
  • 2 · Reap What You Sow
  • 3 · I Would Woken You with This Song
  • 4 · Prepare for Diasappointment
  • 5 · Zugzwang
  • 6 · Again
  • 7 · De Nada

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