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Recensioni | Pubblicato il 3 aprile 2012

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Orcas

Orcas

Genere: Ambient Pop

Anno: 2012

Casa Discografica: Morr

Servizio di:

Un disco decisamente fuori dagli schemi l’eponimo del progetto Orcas. Leggo che Thomas Meluch e Rafael Anton Irisarri hanno deciso di portare entrambi in questo disco parte della loro esperienza personale: così se il primo inserisce il pop ed il folk, il secondo dal canto suo riconsidera tutto sotto una luce decisamente ambient. Da questa unione nasce la singolare categorizzazione del disco come ambient pop; per quanto possa stupire non si può trovare definizione migliore per quest’opera che, seppur non esulandovi, non rientra neppure nel ben più conosciuto ambito del dream pop.

Lasciando da parte noiosi incasellamenti che lasciano il tempo che trovano, di Orcas si può dire che è un percorso di lenta catabasi nei meandri della mente; melodie riflessive, lente, misurate, ma al contempo dotate di una carica emotiva potente, che artiglia con forza le emozioni dell’ascoltatore per indirizzarle dove preferisce. Una commistione di disparate influenze sapientemente concertate per dar vita a nove tracce, ampie come microcosmi in cui perdersi a sognare.

Un lavoro di fino che si apre con Pallor Cedes, brano dall’incedere lento e ritmato, colorato di folk e di inquietudine, quasi fosse un serioso ingresso a quello che sarà l’album vero e proprio, una evangelica “porta stretta” che ammonisce l’uditore su come proseguirà il viaggio. Arrow Drawn attacca con un’atmosfera da paese incantato addolcita da lievi tocchi di piano e chitarra; ascoltarla è come attraversare un deserto onirico dove le preoccupazioni si mutano in miraggi e vengono abbandonate per procedere con una leggerezza nuova. Il minimalismo folk passa la mano nel brano successivo, Standard Error, momento di puro piacere mentale nei suoi cinque minuti di delicatissimi drones.

Carrion è il primo pezzo dal sapore pop, con la sua intro giocata sull’elettronica e le successive tonalità eteree e dreamy; e sulla stessa lunghezza d’onda prosegue A Subtle Escape. Until Then (cover dei Broadcast ndr) è un giro di piano ipnotico ed ammaliante, ma anche colmo di una malinconia che si trasmette a tutta la traccia, su di esso interamente costruita; uno dei momenti che preferisco all’interno di questo lavoro, con un finale da cadere dalla sedia. Certain Abstractions è uno stacco in stile pienamente ambient e dai sapori bizantini, quasi un’ascensione spirituale verso la parte finale di Orcas. Il mood torna a farsi onirico con le poche e tenere note al piano di I Saw My Echo, accompagnate da un leggero tappeto di drones e da un cantato nuovamente dream pop; mentre la conclusione del viaggio, epicheggiante e nostalgica, è affidata ad High Fences, a metà tra un ritorno a casa ed il raggiungimento di un qualcosa di alto, un po’ come Dante che in un sol colpo vede Dio e torna sulla terra.

E’ raro trovare un’opera così ricca ed innovativa, in grado di incunearsi negli angoli più reconditi della psiche di chi ascolta, con discrezione ed efficace semplicità. Orcas è un disco difficile da rendere a parole, andrebbe ascoltato, ed ascoltato con i presupposti giusti; provare per credere.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Pallor Cedes
  • 2 · Arrow Drawn
  • 3 · Standard Error
  • 4 · Carrion
  • 5 · A Subtle Escape
  • 6 · Until Then
  • 7 · Certain Abstractions
  • 8 · I Saw My Echo
  • 9 · High Fences

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