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Recensioni | Pubblicato il 28 febbraio 2013

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Oslo Tapes

Oslo Tapes (Un cuore in pasto...)

Genere: Alt-Rock, Dark, Psichedelica

Anno: 2013

Casa Discografica: DeAmbula Records / Acid Cobra Records /
Dischi Bervisti / Overdrive Rec /
Dreaming Gorilla / Atelier Sonique

Servizio di:

Feroci ed allegorici sin dal titolo di questo primo lavoro, graffianti come le distorsioni e gli stridii che si insinuano tra le pieghe di un racconto crudo, sferzante. Dietro il nome Oslo Tapes si celano due personaggi chiave della scena darkwave italiana: Marco Campitelli dei The Marigold, nonché fondatore della label DeAmbula Records, e Amaury Cambuzat, leader degli Ulan Bator, i quali, dopo varie altre collaborazioni all’interno dell’etichetta dello stesso Campitelli, danno vita ad un progetto che racchiude in sé tutta l’istintività e l’irruenza del “fare musica” come pura espressione del proprio sentire.

Oslo Tapes è proprio questo, una sorta di “flusso di coscienza” in musica in cui la coppia Campitelli-Cambuzat riversa tutta se stessa, senza filtri o fumose architetture di sorta: solo quattro giorni di registrazioni e le undici tracce di Oslo Tapes (Un cuore in pasto a pesci con teste di cane) prendono vita in tutto la loro potenza, arricchite dalla partecipazione di altri amici del duo, del calibro di Nicola Manzan, Gioele “Herself” Valenti, Stefano Venturini e Alessia Castellano dei Werner, solo per citarne alcuni.

Il motivo di fondo dell’intero lavoro è quello del rock dark e psichedelico più oscuro, quello stesso che da anni anima i singoli percorsi artistici dei due OT, ma stavolta, fatta qualche piccola eccezione, le liriche virano verso la lingua italiana mostrando una rinnovata attenzione all’aspetto testuale dei brani.

L’incedere cupo e ritmato di “Alghe” apre l’album con un carico emotivo non indifferente, alimentato dal graffiante inserimento degli archi all’interno di un teso dialogo basso-batteria, in una struttura ritmica che si ritrova anche nella successiva “Attraversando”, laddove le distorsioni delle chitarre elettriche fanno da tappeto sonoro al recitato di Marco Campitelli.

Brani come “Nel vuoto”, “Nove illusioni” e “Impasse” aprono scenari tipici della shoegaze e dello slowcore, mentre “Les elites en flamme” infiamma le chitarre in una rapida incursione in echi noise che richiamano alcuni passaggi della storica band di Cambuzat.

Traccia dopo traccia, Campitelli e socio si alternano alla voce mettendosi in gioco su registri diversi, come dimostrano pezzi più pacati come la ballata “Distanze” o “Marea”, che non disdegna atmosfere folk psichedeliche; a chiudere il cerchio sono la strumentale e dilatata “Elogio” e “Crux privé”, non prima, però, di aver citato uno dei migliori passaggi dell’album, i nove minuti di “Imprinting” le cui energiche esplosioni si trasformano in breve tempo in un necessario nutrimento per le orecchie.

Progetto nato a coronamento di un rapporto professionale ormai divenuto vera e propria amicizia tra Campitelli e Cambuzat, Oslo Tapes si rivela così, ascolto dopo ascolto, un esperimento musicale di grande interesse. Al momento non è dato sapere se si tratterà di un episodio a se stante, ma il risultato convince e si può ritenere che, col semplice affinamento di qualche dettaglio, le buone premesse possano trasformarsi in una ancora più corposa creatura.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Alghe
  • 2 · Attraversando
  • 3 · Distanze
  • 4 · Nel vuoto
  • 5 · Imprinting
  • 6 · Nove illusioni
  • 7 · Impasse
  • 8 · Marea
  • 9 · Les elites en flamme
  • 10 · Elogio
  • 11 · Crux privé

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