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Recensioni | Pubblicato il 23 maggio 2014

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Ought

More Than Any Other Day

Genere: Post-Punk, Art-Punk

Anno: 2014

Casa Discografica: Constellation Records

Servizio di:

Nel 2012 uscì New Calm, primo e unico Ep degli Ought, caratterizzato da una profonda malinconia, da speranze andate in frantumi e da una continua e sofferta lotta per arrivare al nulla; diversamente da quel lavoro, in questo loro primo album More Than Any Other Day, vi è una rinata voglia di combattere, una rabbia che risiede dentro di noi e che ci lacera nel profondo.

Sempre nel 2012, una lunga protesta contro la nuova legge della tassazione universitaria imperversò a Montreal e, oltre alle migliaia di studenti universitari, vi parteciparono anche gli Ought. Questi eventi influenzarono inevitabilmente i quattro ragazzi; già dall’ep era abbastanza evidente il segno lasciato dalla protesta in questa band, ma in More Than Any Other Day esso diviene innegabile. Basta vedere la copertina dell’album per accorgersene: un gruppo di persone con le mani congiunte e strette tra loro, come dimostrazione di un simbolo di unità, di avere un obbiettivo comune, di sostenersi a vicenda, di unirsi per affrontare qualcosa più grosso di loro; il tutto intriso da un forte senso di anarchia.

Le canzoni dell’album, che prendono ispirazione da varie band icona come i Velvet Underground, i Sonic Youth e i Talking Heads, sono caratterizzate da una rabbia espressa in una maniera così profonda e sublime da colmare la mancanza di originalità creativa e donare alle composizioni una meravigliosa freschezza. “Pleasant Heart”, presente anche in New Calm in versione più lenta e decisamente più decadente, ha una ritmica nevrotica e sonorità alla Shellac. “Today, More Than Any Other Day” è caratterizzata da un intro che ricorda quel post-rock alla Slint e che poi, accelerando a metà del pezzo, si avvicina alla discografia dei Sonic Youth; grazie al suo slancio finale in crescendo, culminante con la frase urlata “Togheter! Today! We’re all fucking same”, ti scolla inevitabilmente dalla sedia. È in “Habit”, il brano che più ricalca i punti di riferimento prima citati, che si raggiunge il punto più alto dell’album: una perla catartica che ti investe e ti “soffoca” in un turbinio di emozioni per poi svuotarti dentro, come quando un grido d’aiuto urlato a pieni polmoni ti lascia senza fiato.

La successiva “The Weather Song”, la loro canzone più vicina alla scena indie-rock, riesce a rivitalizzarti subito con la sua grande energia. “Forgiveness” al contrario, con la sua malinconia, il violino struggente e quell’anima che risiede anche in “Heroin” dei Velvet Underground, riesce a toccare corde molto intime e a dimostrare che i quattro ragazzi possiedono un’incredibile profondità d’animo. Dopo “Around Again” e la struttura post-punk di “Clarity!“, due buone tracce ma non particolarmente esaltanti; ci risolleviamo subito con l’impetuoso finale “Gemini“, traccia caratterizzata da una carica devastante, da un pathos crescente: aspetti che fanno emergere il carisma interpretativo del cantante Tim Beeler.

Gemini” ha qui il ruolo di chiudere magistralmente quei 45 minuti di furia sferzante che ti toccano nel profondo, ti emozionano, ti prendono, ti sconvolgono e ti esaltano. E’ la perfetta conclusione di un album giovane seppur maturo, manifesto o forse prodotto di quella generazione che non vede futuro ma che non può fare a meno di lottare per esso. “Non v’è più bellezza se non nella lotta” scrisse Filippo Tommaso Marinetti nel manifesto del Futurismo, “nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro”. Con More Than Any Other Day, gli Ought confermano e attualizzano il valore di quella affermazione.

Voto: 8,5/10

Tracklist:

  • 1 · Pleasant Heart
  • 2 · Today, More Than Any Other Day
  • 3 · Habit
  • 4 · The Weather Song
  • 5 · Forgiveness
  • 6 · Around Again
  • 7 · Clarity!
  • 8 · Gemini

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