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Recensioni | Pubblicato il 7 maggio 2013

Graveyard Tapes

Graveyard Tapes

Our sound is our wound

Genere: Elettronica, Alt-rock, Sperimentale

Anno: 2013

Casa Discografica: Lost tribe Sound

Servizio di:

Chi ci segue da tempo, conosce il rilievo che diamo alle produzioni di alcune label che riescono a scoprire e far emergere talenti che altrimenti rimarrebbero nascosti. Ad esempio, l’anno scorso abbiamo esaltato molto il lavoro fatto dalla  mini50 Records e in particolare progetto come quelli degli Hiva Oa. 

C’è un filo che lega la label scozzese con l’album di cui vi andrò a parlare. Infatti Graveyard Tapes è un duo che comprende Matthew Collings, compositore di Edimburgo (in questo lavoro si occupa soprattutto di produzione e della chitarra) e Euan McMeeken (voce e piano), musicista eclettico e mente dei progetti Glacis The Kays Lavelle, nonchè proprietario della mini50 Records.

Dietro questa collaborazione,  concretizzata con il debutto Our sound is our wound, c’è la Lost Tribe Sound: un’altra etichetta che fa della ricerca la sua principale arma. I due musicisti valorizzano le loro attitudini per un’affascinante miscela di suoni che esplorano vari stili. C’è l’armonia e la grazia di Euan con la sua voce e la composizione di estrazione neoclassica e poi ci sono le incursioni di Matthew. Difficile inquadrare il tutto in un genere ma prevalgono strutture di un rock dinamico, movimentato dal tessuto elettronico delle composizioni e da ritmi non lineari (“Hunting for Statues “) che si contrappongono meravigliosamente con l’aspetto melodico di fondo (il pop ricamato di “Insomniac Dawn“).

E’ un mood notturno a prevalere e lo si capisce subito dall’ossessività ambientale e rumoristica del primo brano “Gravebell“. Quest’ultimo aspetto viene rimarcato in “Our sound is our wound” e “Gravebat“, tra i brani più importanti dell’album, che si sviluppa su insistenza ritmica per buona parte dell’album e poi si riversa in giochi avanguardisti.  Ma come già anticipato, sono i contrasti che elevano l’estetica di questo album come si può sentire in “Bloodbridge“ : il piano decadente, la delicatezza vocale e subliminali scanalature che impreziosiscono la composizione.

Un’altra vetta del disco è rappresentata da “Memorials“, brano che dilata notevolmente i ritmi, con un’atmosfera più rarefatta e più oscura. Da Brividi. E non è da meno la finale “Wolves“: una voce spezzata, un piano interrotto e una progressione che col passare dei secondi lascerà spazio ad un abrasivo rumorismo.

C’è una parola che riassume bene questo disco: entusiasmante. Uno dei lavori più importanti di quest’anno che suggella una collaborazione  di alto livello. Aspetti tecnici, emotivi ed estetici si livellano per un risultato complessivo che trova nelle varie sfaccetttature della loro musica il loro punto di forza. Mi ripeto: album obbligatorio del 2013.

Voto: 7,8/10

Tracklist:

  • 1 · Gravebell
  • 2 · Bloodbridge
  • 3 · Gravebat
  • 4 · Insomniac Dawn
  • 5 · Hunting for Statues
  • 6 · Memorials
  • 7 · Our Sound is Our Wound
  • 8 · Wolves

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