Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 20 maggio 2012

afterhours_padania

Afterhours

Padania

Genere: Alternative Rock

Anno: 2012

Casa Discografica: Germi

Servizio di:

Padania è uno stato della mente e dell’anima”. E’ stata questa la risposta di Manuel Agnelli al critico interrogativo che il mondo della musica gli ha posto circa il titolo del nuovo album degli Afterhours. Uno stato dell’anima, un po’ come il Paradiso e l’Inferno. Detta così sembra un’affermazione banale, ma in verità è anche una perfetta descrizione di questo loro ultimo controverso disco. Già, perché il percorso attraverso le quindici tracce che lo compongono altro non è che un continuo alternarsi di redenzione e perdizione. A momenti musicali di buon livello fanno da contrappeso colossali cantonate, e tutto ciò lo rende un’opera neutra, senza infamia né lode, in cui i brani, troppi brani, non fanno altro che annullarsi a vicenda lasciando infine l’ascoltatore con un gusto agrodolce in bocca. Le liriche sono costruite con maestria, ma anche col palese obbiettivo, in gran parte riuscito, di risultare piacenti; un disco fatto apposta per il pubblico, dunque, che però si spaccia per esser nato da un impellente bisogno espressivo. C’è una serrata alternanza tra languide e introverse ballate, e brani in cui si ricerca il rock duro degli esordi, senza però ritrovarlo davvero.

La partenza è buona per tutte le prime quattro tracce: Metamorfosi attacca mettendo in evidenza le doti canore di un Agnelli gorgheggiante ed in forma; la crescita continua del brano con annessa esplosione di chitarre si dimostra un’eccellente introduzione, mentre il violino di Rodrigo D’Erasmo, che permeerà tutto il seguito, è da segnalare come una delle perle del disco. Terra di Nessuno è un altro pezzo molto buono, costruito su uno splendido riff di chitarra e su una melodia piacente, e anche La Tempesta in arrivo, che ormai evidentemente conosciamo tutti, l’ho apprezzata più di quando l’ho udita per la prima volta, coi suoi suoni rudi ed il suo ritornello in cui gli Afterhours fanno gli Afterhours. Dopo questa arriva la prima ballatona, Costruire per distruggere, con un testo splendido ed una melodia di quelle che non vedi l’ora di cantare sotto il palco; lacrime e commozione per quello che per me è il secondo pezzo migliore del full-lenght. Ma la prima caduta verso il Calvario è Fosforo e Blu, con le sua velleità di rock duro pieno di giri pesanti alla chitarra e di frasi gridate, che alla fine riescono solo ad infastidire senza dir nulla. Segue un momento di perplessità e poi Padania, il brano che più amo, sin da quando è uscito in anteprima ed ho passato l’intero pomeriggio ad ascoltarlo in loop disteso a letto; una ballad malinconica e toccante con la sua splendida crescita centrale ed il testo cazzuto (su tutte “ha ancora senso battersi contro un demone quando la dittatura è dentro di te”). E dopo un momento altissimo si ricade per la seconda volta rovinosamente con Ci sarà una bella luce, brano spezzato in due di cui non ho apprezzato né la prima parte, fastidiosa e con un testo carente, né la seconda, un incrocio tra un pezzo brutto del Teatro degli Orrori ed uno demenziale dei Marta sui tubi. Sono quei brani la cui mancanza non avrebbe fatto altro che migliorare l’insieme rendendolo più leggero e complessivamente più valido. Segue il primo dei due “messaggi promozionali”, un musicato inno sul ritorno alla natura che condanna senza appello i poveri nerd schiavi di televisione, teleschermi, facebook, twitter e tutte quelle altre cose brutte, che “ai miei tempi si giocava a nascondino”. Passiamo dunque dignitosamente avanti e parliamo di Spreca una vita, che tenta di richiamare i miracoli di Ballate per Piccole Iene ma senza riuscire a liberarsi da una brutta melodia e da un riff disturbante. Nostro anche se ci fa male è un’altra ballata, meno bella delle precedenti, ma comunque non da buttare; il basso si comporta molto bene e merita una menzione, assieme agli archi, come punto di forza di questa traccia, di cui disturba solo il ripetitivo coretto finale. Giù nei tuoi occhi manca di una buona linea melodica e risulta noiosa, tutta incentrata com’è sulla parte vocale. Arriva qui il secondo stacco pubblicitario, che attacca con un “hai mai pensato a quanto spazio su un cd viene occupato da inutili canzoni? Anche su quello che stai ascoltando. Potresti occupare questo prezioso spazio con degli spot promozionali…”, atto di falsissima modestia che certo non basta a farmi dimenticare la versione deluxe del cd in vendita a sessanta euro; come a dire che di gente che predica bene e razzola male ce ne sarà sempre. Io so chi sono non parte bene, continua peggio e si conclude in modo pessimo col titolo ripetuto in loop da un terribile coro di bambini che non riesco a capire da dove esca, e soprattutto cosa si siano fumati per decidere di inserirlo; magari un senso l’avrà pure, ma non cancella i brividi che provoca. C’è poi un breve intramezzo strumentale tutto di D’Erasmo col suo violino che a me è assai piaciuto, essendo quasi riuscito a farmi scordare gli ultimi brani ed a prepararmi per il gran finale. La terra promessa si scioglie di colpo è la ballad di chiusura che cancella un po’ l’amaro lasciato dalla seconda parte di quest’opera; non è hai livelli delle sue precedenti sorelle, ma col sottofondo al piano ed una melodia dolce e sinuosa riesce a piacere e a concludere l’opera con dignità.

Se il modo giusto per giudicare un disco è farlo in base a quanto riesce a soddisfare il motivo che l’ha portato a nascere, cioè mantenere alla band il suo fedele seguito, Padania ha colpito nel segno. Di certo dopo averlo sentito un ascoltatore generico non si farebbe pregare per andare ad eventuali concerti. Restano però indigeribili, e perciò anche evitabili, alcuni brani irrimediabilmente brutti, e quella sensazione di produzione forzata e compiacente, nascosta sotto un velo di nobili intenti artistici. Un lavoro salvabile ma da cui era lecito aspettarsi qualcosa di più.

Voto: 6,5/10

Tracklist:

  • 1 · Metamorfosi
  • 2 · Terra di nessuno
  • 3 · La tempesta è in arrivo
  • 4 · Costruire per distruggere
  • 5 · Fosforo e blu
  • 6 · Padania
  • 7 · Ci sarà una bella luce
  • 8 · Messaggio promozionale numero 1
  • 9 · Spreca una vita
  • 10 · Nostro anche se ci fa male
  • 11 · Giù nei tuoi occhi
  • 12 · Messaggio promozionale numero 2
  • 13 · Io chi sono
  • 14 · Iceberg
  • 15 · La terra promessa si scioglie di colpo

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi