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Recensioni | Pubblicato il 26 gennaio 2015

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Panda Bear

Panda Bear Meet The Grim Reaper

Genere: Psych-pop

Anno: 2015

Casa Discografica: Domino

Servizio di:

Il titolo di questo quinto album solista di Panda Bear è quantomeno curioso. Noah Lennox non sembra proprio quel tipo di persona che passa il suo tempo pensando alla morte e anche la sua musica non dà proprio questa impressione. Per quanto sia spesso riflessiva e introspettiva, è sempre illuminata da squarci psichedelici e raggi di sole che provengono direttamente dal cielo, per un risultato finale che non si può non definire celestiale. Che tale dubbio potesse colpire i suoi ascoltatori se lo è immaginato anche lo stesso Lennox che infatti in un’intervista spiega da dove provenga quel riferimento al triste mietitore dicendo che “We’re constantly forced through experiences that allow us to become something new—to create a new identity. Moving [in Portogallo] was something like that for me. I had this vision of a future for myself as a person that lived in America, and then all of a sudden it was completely demolished”. La prospettiva è allora capovolta e, più che di morte, bisogna pensare ad una nuova rinascita, come quella che ha vissuto il membro degli Animal Collective con il suo trasferimento in Portogallo dove vive, con la moglie e i due bambini, dal 2004 (rinascita simbolizzata anche da una traccia come “Benfica” dal precedente Tomboy del 2011).

Mentre la situazione attuale degli Animal Collective sembra molto molto calma, Avey Tare e Panda Bear non stanno affatto fermi. Il primo ha pubblicato lo scorso anno Enter The Slasher House, interessante esperimento acid-folk, il secondo invece ha rilasciato nell’ottobre del 2014 Mr. Noah, EP di lancio al disco di cui parliamo qua. Già l’EP infatti conteneva la traccia omonima che è una delle più belle dell’album, con il suo incedere lento e instabile e con rumori più o meno identificabili che assumono un aspetto inquietante; non sappiamo a cosa andiamo incontro. È necessario attendere qualche secondo perché un forte tonfo apra la traccia e le faccia prendere forma: un sottofondo psichedelico, un basso profondo e la voce di Panda Bear (che goduria nel risentirla) si inerpica sul terreno instabile della melodia formando quel binomio che tanto rende meravigliosa la musica di Lennox. Il musicista porta avanti quel progetto di limitazione che già aveva iniziato con Tomboy. A differenza dei precedenti Young Prayer (2004) e Person Pitch (2007), Tomboy e questo PBMGR disegnano confini precisi alle canzoni, confezionandole in un minutaggio più basso e dando una struttura più quadrata ai lavori. Dire se sia peggio o meglio non è facile, certo è che questi flussi psichedelici trovano la loro locazione naturale nei lunghi pezzi ma, riuscire a chiuderli nei 4/5 minuti non può che far innalzare al cielo la bravura di Panda Bear e avvicinarlo ancor di più a quel Brian Wilson che è tanto nominato nei paralleli con altri musicisti. A parere di chi scrive questo avvicinamento si è realizzato e i due siedono accanto; Panda Bear è quello che è stato Wilson negli anni’60, con il merito ancor più grande di aver lavorato quando tanto era stato già fatto mentre Wilson non aveva granché dietro di sè (creare dal niente o creare un nuovo canone, cosa è più difficile?).

L’altro singolo, “Boys Latin”, è anch’esso essenza lennoxiana: da una macchia di riverbero allucinatorio si sviluppa un sottofondo sfocato e rumoroso su cui rimbalza la voce di Panda Bear, creando l’ennesimo perfetto quadretto acido. Si trovano però, nascosti nel mezzo dell’album, anche tracce che riportano alla mente la triste malinconia degli esordi (il meraviglioso Young Prayer dove tutte le canzoni sono scritte pensando alla recente morte del padre): “Tropic Of Cancer”, con i suoi strumenti campionati e una sorta di ronzio silenzioso interrotto dal rumore del vento, ripensa alla malattia del padre (“it’s all in the family and then you sneak it all away / sick has to eat well too”) e “Lonely Wanderer” con i campionamenti di Debussy funge da ottimo balsamo sulle ferite.

Panda Bear Meets The Grim Reaper segna un punto importantissimo per un artista che ha dimostrato di poter continuare ad evolversi, pur rimanendo sempre ai livelli più alti di produzione. Fare i conti con Person Pitch non sarà mai facile, perché non è facile fare i conti con uno degli album più belli degli ultimi decenni ma, come dice Noah, “It’s sort of marking change — not necessarily an absolute death, but the ending of something, and hopefully the beginning of something else”. Qualcosa d’altro, un cambiamento e, manco a dirlo, questo cambiamento è sempre meraviglioso.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Sequential Circuits
  • 2 · Mr Noah
  • 3 · Davy Jones' Locker
  • 4 · Crosswords
  • 5 · Butcher Baker Candlestick Maker
  • 6 · Boys Latin
  • 7 · Come to Your Senses
  • 8 · Tropic of Cancer
  • 9 · Shadow of the Colossus
  • 10 · Lonely Wanderer
  • 11 · Principe Real
  • 12 · Selfish Gene
  • 13 · Acid Wash

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