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Recensioni | Pubblicato il 18 febbraio 2013

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AmePantin

Pantin

Genere: Songwriting, Psichedelia, Sperimentale

Anno: 2013

Casa Discografica: Oaf Rec. & Av-k Prod.

Servizio di:

AmePantin nasce come evoluzione di Amê, progetto folk sperimentale di Enrico Carrino, cantautore che negli anni scorsi aveva dato alla luce due lavori, Burned flowers e Goodbye, di prevalente matrice lo-fi e incentrati sul binomio voce-chitarra tipico del folk più intimista. Avvalendosi della collaborazione di Anacleto Vitolo (già K.Lone e Kletus Kaseday), Carrino mette oggi da parte il minimalismo degli esordi per aprirsi a sonorità incattivite, sporche e graffianti che confluiscono in Pantin, un concentrato di furia musicale capace di spaziare dall’industrial al post-rock senza necessariamente legarsi ad un genere piuttosto che ad un altro.

La nuova anima di Carrino si presenta all’ascoltatore gonfia di un desiderio espressivo particolarmente feroce, evidenziato dal passaggio alla lingua italiana che meglio sembra adattarsi all’aggressività e alla durezza del suo messaggio.

Idealmente sospeso per l’intero disco tra la rabbia dei Nine Inch Nails e l’irruenza di un avvelenato Manuel Agnelli, AmePantin apre il suo grido di dolore con la strumentale “Golem”, brano carico e feroce in cui le chitarre distorte e una batteria potente si rincorrono in un vortice sonoro senza freni.

La stessa atmosfera rumorosa e travolgente si respira in “Equilibrista” e “Clandestino”, con in più l’ingresso in scena della voce impetuosa di Carrino, ben collocata con la sua forza espressiva nel corposo impianto sonoro di base, o in “Pareti”, brano che pur rallentando i ritmi mantiene la barra dritta sulla scia di quanto finora ascoltato.

Puntini” e “Blu” riportano alla luce la natura lo-fi temporaneamente sopita, la prima con una digressione in cui AmePantin affida alla sola chitarra acustica il canto di un’anima dilaniata, la seconda con un più articolato utilizzo di un’effettistica acida.

Il desiderio di sperimentare si fa ancora più vivo, però, nelle battute finali dell’album, con il recitato attacco alla società di “Automa meccanico”, che si trasforma battuta dopo battuta in un vero e proprio grido furente, il songwriting psichedelico e visionario di “Santiago” e gli oltre sei rumorosi minuti di “Pantin”, ultimo passaggio strumentale che chiude il cerchio con quella che era stata la traccia introduttiva.

Album per certi versi non immediato, Pantin è senza dubbio uno di quei lavori capaci di crescere con l’ascolto e di penetrare sotto pelle con forza, guidato da quella visceralità di fondo che non si china mai alla moda del momento. Un’interessante svolta cantautoriale per Enrico Carrino che, ben alimentata, potrebbe aprire a scenari decisamente intriganti.

Voto: 6,5/10

Tracklist:

  • 1 · Golem
  • 2 · Equilibrista
  • 3 · Pareti
  • 4 · Clandestino
  • 5 · Puntini
  • 6 · Blu
  • 7 · Automa meccanico
  • 8 · Santiago
  • 9 · Pantin

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