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Recensioni | Pubblicato il 1 dicembre 2014

benvegnù

Paolo Benvegnù

Earth Hotel

Genere: Songwriting

Anno: 2014

Casa Discografica: Woodworm

Servizio di:

A più di mille giorni di distanza dall’ultima uscita discografica Hermann che in un certo qual modo consacrò le forme sinuose e assottigliate dell’ingegnosa penna di Paolo Benvegnù, il cantautore milanese torna con un nuovo intenso e “fragilissimo” lavoro, ove solitudine, cinismo e ricerca costante del sé diventano porte aperte sull’ Earth Hotel. Un lavoro che scuote e trascina giù nel profondo della coscienza – quasi catartico – per giungere ad un’accettazione, seppur tormentata, dell’umano esistere  [Cos'è la vita se non cercarsi sempre?] Il tutto, però, con lo sguardo appassionato e  carezzevole dell’ex-Scisma, ormai giunto ad una sintesi lirico-musicale che ha poco da invidiare ai maestri della canzone italiana. Parole preziose scivolano sullo specchio lucente di arpeggi, fiati, tastiere che, nella lunga traversata tra gli angusti corridoi dell’Earth Hotel, prendono per mano, in un continuo crescendo, le caduche strofe di brani dolenti e d’incredibile densità. Più che di rivoluzione sarebbe più giusto parlare d’evoluzione poiché del viaggiatore instancabile di “Piccoli Fragilissimi Film” e “Le Labbra” ne è rimasto il cuore, le gambe, la fronte sudata a costo di un spirito rinvigorito ma non di certo (mai) sazio.

Su piani dal retrogusto (quasi) cinematografico scorrono veloci le ispirazioni del disco, a tratti oniriche – come nella sognante “Life“, squisitamente Harrisoniana nella delicatezza dell’arrangiamento - e altre affette da crudo cinismo: “NuovoSonettoMaoista” è il vivido manifesto di generazioni martoriate dall’illusione del progresso […esiste un nuovo ordine nel caos, senza movimento, diseducazione ad ogni sentimento]. Su un dualismo costante, come un ricorrente yin e yang, si rincorrono senza sosta le storie dell’Earth Hotel, dove i suoni si amplificano, si distorcono fino a sgretolarsi in pura armonia. Di grande impatto emotivo, ad esempio, risulta il singolo “Una nuovo innocenza“, avvolta da un mood sinistro ma che lascia spazio a limpide aperture melodiose e riflessive [Dove siamo stati? E dove andremo?], così come il brano d’apertura “Nello Spazio profondo“, in linea con le produzioni del succitato Le Labbra, ove troviamo il Benvegnù più sincero – musicalmente parlando – con le tante incursioni di strumenti che si fondono, si sovrappongono per poi stemperarsi bruscamente.

Ad impreziosire ulteriormente questo ultimo lavoro è la presenza, mai così frequente, di approcci ad idiomi differenti come l’Inglese (nella già citata Life) o, addirittura, mistione tra Francese e Spagnolo come nella struggente “Avenida Silencio” o nell’apocalittica “Feed the distruction“, entrambe avvolte da colte citazioni afferrabili solo ad un ascolto non superficiale. Colpisce duro anche il raffinato omaggio, una ballata classica archi e tastiere, allo scrittore austriaco “Stefan Zweig“, la cui sorte di distanza e smarrimento forzato delle proprie certezze quotidiane pare trovar riferimenti espliciti nel percorso di catarsi avviata dal cantautore milanese con il suo ultimo lavoro [Ma io dove sono stato, che non mi sembra di non aver mai vissuto]. Le ultime battute dell’album, però, sono ancora capaci di grande forza espressiva, anzi forse brillano di una luce diversa rispetto alle composizioni in apertura. “Orlando“è maestosa – un chiaro esempio di ciò che la canzone italiana è stata (al tempo di altre nobili leve) e di quello che oggi potrebbe (o dovrebbe) essere – e col suo dolente incedere di suggestive visioni apre ad una riflessione sull’esserci per sé stessi e per gli altri [E’un nuovo giorno, il giorno in cui avrò cura di te …] Le ingannevoli frivolezze elettro-pop di “Piccola pornografia urbana”, preparano il terreno alla cantilenante “Hannah“, una carezzevole ninnananna che strizza l’occhio ad un’altra perla tutta nostrana (Dormi e Sogna degli Avion Travel) e al brano più evocativo dell’intero album “Sempiterni sguardi e primati“: un giro d’accordi semplice su cui Benvegnù costruisce utopistiche visioni di un viaggiatore solitario alla fine del mondo ma che lasciano uno spiraglio di profonda serenità, trasmessa da note distese e dal sommesso controcanto,  data (forse) dall’osservazione lucida degli effimeri possedimenti umani [E avevi ragione tu non c’è niente infondo alle cose … eppure è tutto vero anche se non c’è niente]

In definitiva, Paolo Benvegnù non delude e si conferma una delle certezze più concrete del panorama musicale italiano, capace di fondere stilemi classici ai celeri ritmi moderni, creando quadri ed immagini di forte potenza evocativa e d’incredibile raffinatezza. Il vero punto di forza di questo autore, d’altronde, è proprio l’intensità delle parole e delle suggestioni che ne derivano e, forse, per riuscire ad afferrarne la genuinità dei contenuti è d’obbligo assistere ad una performance live. Sicuramente Earth hotel, porta avanti il discorso intimista avviato con Hermann, anzi forse ne è la naturale evoluzione. Le 12 tracce che lo caratterizzano riescono a dialogare costantemente tra loro attraverso un sottile filo rosso tracciato dall’autore e non ci sarebbe da stupirsi, anzi, se venisse citato (per quel che serve) tra gli album migliori di questo 2014. Soggiornare all’Earth Hotel è un piacere irrinunciabile a cui pochi non torneranno nuovamente: da ascoltare e riascoltare.

Voto: 8,5/10

Tracklist:

  • 1 · Nello spazio profondo
  • 2 · Una nuova innocenza
  • 3 · Nuovosonettomaoista
  • 4 · Avenida silencio
  • 5 · Life
  • 6 · Feed the distruction
  • 7 · Stefan Zweig
  • 8 · Divisionisti
  • 9 · Orlando
  • 10 · Piccola pornografia urbana
  • 11 · Hannah
  • 12 · Sempiterni sguardi e primati

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