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Recensioni | Pubblicato il 19 gennaio 2015

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John Mario

Per Fare Spazio

Genere: Alt-Rock, Indie-pop

Anno: 2015

Casa Discografica: Cabezon Records

Servizio di:

Ripartire dalle parole, dalle canzoni o molto più semplicemente dalla musica per riassettare ricordi, sensazioni ed emozioni di viaggi fuori-e-dentro di sé; catalogare e passare in rassegna amici come vecchi dischi o libri, esperienze di vita come i teli da mare infeltriti usati per i falò di fine Agosto: tutto questo Per fare (finalmente) spazio. A dettare queste aleatorie coordinate è il quarto lavoro (in fondo alla recensione potete trovare lo streaming integrale in anteprima) del cantautore veronese John Mario, fuori fuoco dal lontano 2008 (Embarcadero) e che, dopo l’incontro con il musicista Sebastiano Festa e l’ingegnere del suono Davide Saggioro, s’è finalmente deciso nel riportare alla luce alcuni preziosi sedimenti tenuti a lungo sottochiave. Le tappe di questo necessario e personale (ri)assestamento sono incredibilmente multiformi e connotano  Per Fare Spazio di molteplici anime sonore: dall’alt-pop anni novanta alle prove inequivocabilmente indi(e)sterofile, fino a suggestioni ambient e riverberi shoegaze. Tutto questo, come se non bastasse, condito da una vena fortemente cantautorale, che veste e snuda le undici tracce di questa ultima prova.

Per Fare Spazio è un viaggio a ritroso nel passato del cantautore veronese, da cui ne scaturiscono le perplessità e le attese disilluse per un futuro sempre meno certo come nell’open-track “Pecora Nera”, dove i pensieri metaforici di Mario sono accompagnati da essenziali arrangiamenti folkeggianti. La mano nera che guida in questo malinconico iter è la disillusa rabbia per quello che è stato e quello che non potrà mai più essere e capita, allora, che anche laddove le sonorità si ammorbidiscano  (Foglie Verdi, Ghost Town) a fare da sfondo sia sempre un senso d’incompletezza emotiva. La lezione cantautorale nineties è onnipresente e la sia avverte nella pur speranzosa “Esprimi un desiderio” o nella più critica “NoVr”, così come nella calda “16 anni che ci conosciamo”. Lampi di matrice alt-rock si sedimentano invece tra le parole eloquenti di “Niente da dire” (Come farò a sopportarmi una vita/ ora che mi manca il fiato e non ho più niente da dire). Riverberi shoegaze aprono  alla title-track “Per fare spazio”, tra le tracce più ispirate dell’album forse per la catartica presa di coscienza di J.M dopo più di duemilacinquecento giorni di silenzio : “Questo è il mio regalo per me/ Io canto per fare spazio”. In chiusura, scorrono i titoli di coda su un meraviglioso omaggio strumentale al “Vagabondo delle stelle  di Jack London, colma di riverberi e distorsioni che svaniscono nel fluire incessante dell’universo dove pur serve <<fare spazio>>.

L’ultima prova di John Mario riesce a rendere l’ascoltatore partecipe di un dissesto interiore, curato con la sincerità di chi, come tanti altri, ha perso pezzi di sé durante il proprio tortuoso percorso. Canzoni che si fanno spazio con la stessa naturalezza con cui il fiume corre a valle: crea nuove insenature, ne occlude altre e prepara il terreno a nuovi corsi d’acqua. Naturale come aspettarsi la svolta di John Mario.

Voto: 6.5/10

Tracklist:

  • 1 · Pecora Nera
  • 2 · Dalla tua Ford
  • 3 · Esprimi un desiderio
  • 4 · Foglie Verdi
  • 5 · NoVr
  • 6 · Ghost Town
  • 7 · 16 anni che ci conosciamo
  • 8 · Niente da dire
  • 9 · Per Fare Spazio
  • 10 · E' Venerdì
  • 11 · Vagabondo delle stelle

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