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Focus - New Music | Pubblicato il 29 maggio 2015

Esordio caldo e con  dreadlocks  immaginari per Peter Truffa, cantante e pianista della Grande Mela ( da ricordare in moltissimi tour e dischi sia in casa con la New York Jazz Ensamble che in Italia al seguito di Giuliano Palma & The Bluebeaters), esordio suggellato da Art School , sei tracce tutte da ballare dondolando o saltellando, come si vuole e come le stimolazioni mentali/motorie delle varie declinazioni del rocksteady “all’americana” pretendono in libertà.

Sonorizzazioni Seventies, energia incalcolabile, rivisitazioni stilistiche su giochi carribean coloratissimi e freschi, profumi di estati infinite e ritmi in levare a profusione, quel senso liberatorio e felice per giornate oziose, in preda a sogni affabili di essere sempre e comunque “altrove” da dove si è.

Con la Giamaica  sempre in primo piano e sudori appiccicosi che colano ovunque, il disco vortica di suo, un continuo su e giù mentale, cinque inediti e una splendida rivisitazione di “The River” del Boss Springsteen che fanno “fregola” in un ascolto ad occhi chiusi, poi la corsa ska di “Art school”, il reggae early di “The limit to your love” e l’ìntrusione estetica di una ballatina mid-indie “So natural” (con feat. la pluristrumentista torinese Bea Zanin) finiscono di dare la dimensione giusta a questo ottimo esordio di Peter Truffa, questo sole prèt-à-porter che splende immacolato tra woofer e ampli.

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