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Recensioni | Pubblicato il 29 settembre 2015

Love

Phill Reynolds

Love and Rage

Genere: Folk, country-folk

Anno: 2015

Casa Discografica: Locomotiv Records

Servizio di:

Tentare di trovare un equilibrio basato su forze o, meglio, su sentimenti contrastanti : Love and Rage, amore e rabbia per l’appunto. A loro modo due forme d’energia alla base di ogni forma di rapporto tra essere viventi. È proprio da qui che parte l’indagine in versi di Phill Reynolds, al secolo Silva Cantele, songwriter vicentino che, dopo due convincenti Ep ed altrettanti split, si presenta (finalmente) con dieci tracce delicate e furiose che portano addosso i segni delle centinaia di date in giro per Europa e States.

Phill Reynolds, diciamola tutta, era già pronto da tempo per il suo esordio discografico ma, infondo, non è mai troppo tardi. Love and Rage , dunque, deve farvi immediatamente pensare ad un album folk di maniera, con un piccato sguardo alla tradizione puramente americana. Eppure l’artista vicentino, da buon esteta, riesce a manipolare il suono sotto la guida consapevole della sua greve voce: le tracce trasudano di quei succitati sentimenti, che vengono fuori con forza quando a dettare i tempi è l’onnipresente chitarra di Reynolds: amore e rabbia in punta di arpeggi.

L’intero album vive di una dualità anche sonora oltre che tematica : si avvicendano tiratissime ballate country-folk (“Hope?” and “Tell me”) in stile Mumford and Sons della prima ora, di cui riesce a carpirne la lucentezza espressiva; a ballate che lasciano maggior spazio all’introspezione come la Vedderiana “Freedom’s Path”, o la sofferta “Black Sea”. La costante e ricercata tensione, però, si stempera in alcuni episodi che rendono “Love and Rage” un album meritevole di grande attenzione, seppur per quel chiaro attaccamento al concetto di umanità e di necessità di legami saldi: è il caso di “The Anchor” (già apparsa su Ep), sussurrata e interamente incentrata su un semplice giro d’accordi, perfetta nel rendere l’idea di caducità nei rapporti umani. È tutta racchiuso qui il fragile estro di Phill Reynolds. Ovunque si fiutano intuizioni interessanti : l’incedere vorticoso di “Your Kisses Are” e le scarne anatomie di “Tribute” e “Dacca”, dove a pagare dazio è una naturale propensione verso le magie sonore di Micah P.Hinson. I titoli di coda sono affidati al banjo di “That’s Tomorrow”, ultima perla country-folk che consacra il one-man band di Vicenza tra i più interessanti folkers italiani.

Dopo l’ottima prova di forza in compagnia di Luca Righi, alias Threelakes, Phill Reynolds riesce a centrare l’obiettivo dell’esordio discografico con un album denso ma mai asfissiante. Alti e bassi emotivi, destrezza sonora, registri stilistici ben fissati: la tradizione c’è chi la emula e chi, come in questo caso, la reinterpreta. Il folk italiano passa anche tra le mani di Phill Reynolds e ne siamo orgogliosi.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Freedom's Path
  • 2 · Black Sea
  • 3 · The Anchor
  • 4 · Oblivion
  • 5 · Your Kisses Are
  • 6 · Tribute
  • 7 · Hope?
  • 8 · Dacca
  • 9 · Tell me
  • 10 · That's Tomorrow

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