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Dischi DOC | Pubblicato il 1 aprile 2015

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Kula Shaker

Pilgrims Progress

Genere: Indie Rock

Anno: 2010

Casa Discografica: Ada/Strange Folk

Servizio di:

Crispian  Mills è uno strepitoso affabulatore e i suoi Kula Shaker degni condottieri di una “storia infinita”  spudoratamente bizzarra e mistica che in qualche qual modo li ha consacrati – sin dalla loro prima comparsa e conseguente scomparsa dalle terre di mezzo del rock – a gruppo da devozione e reverenza per via di quel precipitato sonoro estremamente lussurioso d’influenze indù filosofeggianti col blues in quel K,  il loro primo disco da primato e che li ha presentati vincenti, allora, in un momento di brit pop appaltato – e anche subito – ad ogni altitudine d’etere.

Ma se in quel disco veniva dimostrato il deliro stupefacente di un nuovo percorso poi sfumato in una misteriosa sparizione, la band inglese, in questo nuovo Pilgrims Progres, ha tutta l’intenzione di riaprire il “cofanetto dei sogni” deviando dagli effluvi di sandalo e vetiver per accendere una mistica differente che si gloria di fole e fiabe, da appuntamento nelle liriche a Morricone e Shakespeare e tiene in considerazione la pozione di psichedelia come dissetante tra un episodio e l’altro; e come ad esplorare una “quinta dimensione”, fomentandone la delicatezza inserendo cospicue folate d’archi e corde, il disco è un radente d’alta quota che strappa foglie di una latente e sussurrata medievalia folk, coglie i fiori beat e li fa macerare nelle acque notturne di giovani Pink Floyd dell’era acida pastorale primaria fino a secernene un liquido evanescente godibilissimo.

Registrato nella cittadina medievale belga Chimay, famosa per la sua birra, Pilgrims Progress, si frammenta in spazi di trasparenza creativa che scalano progressioni armoniche bucoliche “Ophelia, “All dressed up, “Cavalry,  cavalcate leggiadre dal sapore western “When a bravemeets a maid e nel giroscopio frizzante di shake beatnik e capelli a caschetto “Modern Blues, “Barbara Ella; cantato con un’enfasi che lascia poco spazio alle ridondanze, questo nuovo lavoro discografico trasmette un hype che da un colpo di spugna a tutte quelle dicerie che accostavano i KS ai soliti tre/quattro giri di chitarra Beatlesiana degli Oasis, le deflagranti concupiscenze della critica si dovranno ricredere, basterà loro ascoltare il violino che incornicia il passo doble di “Peter Pan RIP o l’organo che strugge sulla spennata di “Winters call per emozionarsi alla trasfigurazione di una band che sa colpire giusto, che torna per capovolgere di nuovo i parametri del buon gusto e della buona musica.

Dovevano “essere” – ai tempi di Govinda -  un fenomeno passeggero, una fuga effimera senza scampo, ma gli errori di calcolo sono sempre in agguato.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Peter Pan RIP
  • 2 · Ophelia
  • 3 · Modem blues
  • 4 · Only love
  • 5 · All dressed up
  • 6 · Cavalry
  • 7 · Ruby
  • 8 · Figure it out
  • 9 · Barbara Ella
  • 10 · When a brave meets a maid
  • 11 · To wait till I come
  • 12 · Winters call

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