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Focus - New Music | Pubblicato il 23 marzo 2015

OMAKE è il progetto solista del songwriter italiano Francesco Caprai, animo controverso quasi quanto la storia che ha portato alla realizzazione di Columns: il termine di un’era precisa – quella dei mica tanto spensierati vent’anni, il conseguente rapportarsi con il sé stesso appena trentenne e lo stravolgimento, anche dal punto di vista artistico, della propria produzione musicale. I trascorsi roventi punk-hardcore vengono qui diluiti in una formula più basica e condensati in una nube farraginosa di suggestioni che spaziano da lampi hip-hop all’elettro-folk, arricchiti dal beatmaking e da un cantato talmente singolare da poterlo definire in stile OMAKE.

Caprai non ha pretese da osservatore super-partes e non mira mai ad una narrazione universale anzi, al contrario, punta il dito contro il proprio vissuto e ne analizza il percorso fin qui fatto: una sorta di “crisi” del trentesimo anno che però qui si veste di battiti incandescenti e struggenti ballate di matrice folktronica come in “Darkside/The Fighter”, dove è forte la contaminazione hip-hop, o nel black-mood di “Nighthawk”; lontani riverberi new wave che sfumano in echi astral-pop accompagnano “Slowrunner” e la beattosa “Korsakoff”. Scavarsi dentro, però, significa anche dover fare i conti con quel “cane venuto dall’inferno” chiamato <<amore>>, che trova in Columns ampio spazio e paradossalmente offre anche le prove più dense dell’album : il sentimento qui narrato è di mesta accettazione “D” o di forza ultraterrena “Purest Love” , entrambe celate da un alone di sconfitta subita e di cui ci si porta addosso i segni. Intense anche le suggestioni elettro/R&B di Woman, che tracciano il sentiero verso l’ultimo ed introspettivo viaggio di OMAKE: sulla supremazia immaginifica degli accordi suadenti di “Florida”, primo singolo pubblicato con il succitato moniker, si chiude il viaggio nel complesso universo emotivo di Francesco Caprai, che si accinge ad oltrepassare le proprie “colonne” con uno spirito malinconico e allo stesso tempo rinnovato dal processo catartico innescato dal proprio alter-ego.

Le seducenti intuizioni riscontrate in Columns fanno di questa prima prova discografica un piccolo gioiello grezzo su cui poter lavorare di cesello in un futuro neanche troppo lontano. Sorprende, inoltre, come la voce così greve e cupa di Caprai non risulti (quasi mai) opprimente ma vero e proprio valore aggiunto all’intero apparato sonoro : l’ottimo lavoro in fase di produzione ha fatto sì che atmosfere, mood emotivi e cantato fossero parte di un disegno dai tratti fortemente connotati. La strada di OMAKE è appena all’inizio ma ci auguriamo possa essere lunga e ancora ricca di inneschi creativi. Consigliato!

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