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Focus - New Music | Pubblicato il 23 settembre 2014

Karenina arrivano da Bergamo. Da quella prolifica Bergamo che ci ha regalato la band che forse, piu di chiunque altro in Italia, ha mutato le scelte, ha imposto nuovi canoni di visione e di ascolto, ha sdoganato un genere, che probabilmente fino al 1999 non era ancora  così radicato qua da noi (ci riferiamo naturalmente ai Verdena). Via Crucis, il nuovo album della band lombarda, prende un po’ le distanze da tali linee guide.

E’ un concept-album e racchiude tra le sue fila, una storia, un periodo, un trascorso. Il soggetto è la nostra amata penisola, l’ Italia, crocefissa, vessata, in questo odierno, dannato, periodo storico. Nei momenti piu bui, la musica può essere un ottimo rimedio, criptonite per chi ha molto da dire, cibo per chi vuole ed ha fame di ascoltare.  Lo stile proposto è sicuramente complesso e delicato; la costruzione della melodia è un aspetto molto importante del lavoro e si nota subito la cura che è stata riservata a questo lato della composizione (soprattutto in relazione alla fusione con i tratti meno “rotondi” della loro musica). In alcuni episodi ( “Hey tu!!” ) il cantato si posa sulla musica, come un racconto, come una semplice novella. L’ uso di una forma di parlato, come a dire: Sveglia! uscite dal torpore!! ; la denuncia forte di un disagio, che si nota bene anche in frangenti strumentali ( “811 km il sudore in nota spese”),  un incedere, cupo ed ossessivo.

Il disco è ben costruito e ben suonato. Tutto è inserito con cura, puntellato, dosato, niente risulta eccessivo. “L’ Italia è Bellissima “  è il brano più convincente del lavoro e racchiude una frase triste, dura e con un naturale fondo di verità “l’ Italia è bellissima, ma ci vivono le bestie“.

Al giorno d’ oggi proporre qualcosa di nuovo, è assai difficile.  Il contesto in cui, molte realtà crescono e vivono, non aiuta ad emergere. Il sistema musicale segue canoni ben precisi, linee guida dettate dal dio denaro, purtroppo il talento, la passione, il piu delle volte restano ai margini. Si crea allora una sorta di mondo parallelo, che puo essere quello dell’ Indipendente, delle etichette (indipendenti), dove i piu trovano rifugio. I Karenina rientrano in questo discorso, dimostrando di avere le doti per il “salto”: hanno prodotto un disco pieno di dolcezza, di rabbia, di amore verso la nazione, verso la terra dove viviamo. Lanciano un grido di allarme, lo fanno con la musica, suonando (ottimamente) il proprio rammarico e il risultato è notevolmente piacevole.

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