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Focus - New Music | Pubblicato il 18 marzo 2015

Sarò tacciato di superficialità ma il nome La Febbre del Venerdì 13, scelto da Andrea Zucaro per connotare il suo progetto solista, non mi ha particolarmente colpito ad un primo impatto. Forse la  vecchia storia dell’occhio che vuole la sua parte eppure Zucaro riesce a lavare via questa iniziale diffidenza  a colpi di pop-rock d’inconfondibile respiro anglosassone.

L’omonimo album è un racconto sincero destinato ad un ipotetico autostoppista fatto di storie personali, riflessioni, suggestioni cinematografiche e voglia di non prendersi troppo sul serio. Tutto questo sviscerato su dieci brani caratterizzati da atmosfere a metà strada tra il malinconico e l’introspettivo, corroborati da linee melodiche leggere e squisitamente nineties: c’è l’etereo stile Baustelle in “Messico”, così come il fortunato cut-up elaborato da Agnelli&Co. in “Sfidi Mai”, tra le prove più interessanti dell’album. La Febbre del Venerdì 13 è soprattutto un viaggio ed un modo di guardarsi dal di fuori e “L.S.D.C.”, altra prova degna di nota, riesce a sintetizzare perfettamente questo mood con la fragilità di una ballata in stile Oasis: “Sostengono chilometri di palchi/solfeggiano pisciando in autogrill/ si atteggiano profeti della sorte/ svaniscono nel buio delle vie”. Prima di guadagnarsi la fine del viaggio, il disco regala ancora qualche episodio di buona qualità: il suono di fine anni ’70 de “Il Rosso”,  l’alt-rock mordace di matrice Gaslight Anthem in “Pit Stop” e il rock crudo di “Veterano”. Assolutamente evitabile la prova, purtroppo fallita, di pseudo new-wave di “Tigre”, che stona con tutto l’assetto sonoro fin qui costruito. Il finale (“Nevada“) de La Febbre del Venerdì 13, è uno psicodramma in salsa western su cui vanno stemperandosi le tensioni e le pulsioni dell’intero disco.

La prima prova di Andrea Zucaro vive di alti e bassi, a testimonianza di un processo di maturazione ancora in itinere. Alcuni brani profumano di quella densa e benefica malinconia capace di farti premere nuovamente play e bastano sole a reggere il peso di un esordio godibile ma non frivolo. La strada intrapresa da La Febbre del Venerdì 13 potrebbe offrirci sicuramente qualche interessante sorpresa.

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