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Focus - New Music | Pubblicato il 3 febbraio 2015

Mauro “Vanvera” Vacca (voce e basso) e Roberta “Skip” Etzi (chitarra) sembrano arrivare da quei bassifondi yankee in cui si smistava medicina a basso costo, si alternavano shouters imbevuti di Bourbon e dove le stelle brillavano se istigate da sogni, deliri organizzati e jam session notturne  al confine con l’alba. Invece sono di origine sarda (Villacidro), ma poco si discostano dalle visioni urbane citate sopra, sono un duo che “fabbrica” ballate murder dentro blues color buio, tutto compresso dentro l’esordio discografico Guide for shy guys, undici tracce di torba ed elettricità minimale che arrivano subito all’ascolto come un piacere malato di bello del quale è piacevolissimo esserne ammorbati.

Con la copertina che omaggia i pin-up magazine americani anni 50/60, il disco è un quasi viaggio cinematico ricco di intensità dinoccolata, blues striscianti e atmosfere che lambiscono anche una certa psichedelica blù che avvolge come un plaid bisunto, un avvincente ascolto dal quale paiono riesumare certe scene underground dei Rain Parade “Teddy bear”, “B-loose”, “Twist a jellyfish” e  pulviscoli di Nick Cave “Wild on Hugo”, “Vampire”, un quasi “misticismo” diabolico che scuote ed eleva suggestioni altamente intossicate di bellezza.

Il duo deborda con un disco,  un insieme di interpretazioni che è quanto di più vero si possa trovare – ora come ora – nel panorama italiano, una “fisicità” artistica che riesce a rendersi interessantissima, specie con “Shitpie shuffle”, il gioiello finale “Byrne style” di casa Pussy Stomp.

Quando un due vale 100.

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