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Recensioni | Pubblicato il 28 ottobre 2014

Iceage

Iceage

Plowing Into the Field of Love

Genere: (Post-)Punk

Anno: 2014

Casa Discografica: Matador Records

Servizio di:

A un anno dal notevole You’re Nothing, gli Iceage tornano con un nuovo album. Si tratta del terzo album in studio per il gruppo danese guidato dal carismatico Elias Bender Rønnenfelt. Si intitola Plowing Into the Field of Love ed è uscito il 7 Ottobre via Matador Records.

Avevano dimostrato tutta la loro bravura e  abilità con i due precedenti dischi portando avanti un progetto basato su rimtiche (post-)punk a tinte oscurissime e con una capacità di scrittura altrettanto valida. Questo terzo lavoro non solo conferma quanto di buono fatto in passato ma segna un ulteriore passo avanti per l’evoluzione del suono del gruppo.

La base di partenza è la stessa (“Simony” e soprattutto”How Many sono i punti di contatto) ma la realizzazione è a un livello diverso: gli arrangiamenti sono più curati e questo è anche comprovato dall’utilizzo di strumenti “insoliti” in relazione al punto di partenza (come dimostra la dolcezza sinistra di “Against The Moon“); le ritmiche sono maggiormente controllate (“Let It Vanish”) e le abrasioni mirate (la costruzione di “Glassy Eyed, Dormant And Veiled“) e valorizzano la magnificenza espressiva ed interpretativa della voce di Rønnenfelt. “Cimmerian Shade” è uno dei brani più riusciti da questo punto di vista.

On My Fingers” è solo l’antipasto di questa trasformazione: andamento dilatato, l’arricchimento strumentale, lo strisciamento vocale e una teatralità drammatica imponente; e questo si riflette anche nel testo: He must be our saviour/The second coming/He has come here to waltz around/I don’t care whose house is on fire/As long as I can warm myself at the blaze/Of burning furnish, cherished photographs/Unrelated hell, “The Lord’s Favorite” è un altro pezzo in cui si trova l’inusuale nel brand Iceage: un punk in salsa rock’n'roll e prima del finale un devastante rallentamento.

Stay” è uno dei migliori brani dell’album per il procedere del suono che si dirige verso una psichedelia acida, distorta e cupa e parallelamente la voce si fa più “marcia”.  ”Forever” è un altro pezzo notevole per la sua spiccata indole intima e la sua struttura caratterizzata da scompensi ritmici che si concludono con la fitta trama conclusiva nella quale si esalta la ripetuta affermazione I’d lose myself forever.

In questo nuovo disco sembra essere un’accentuazione della parte introspettiva che non destabilizza la loro forte personalità e il carattere del loro suono; la loro potenza resta intatta ma viene semplicemente veicolata in maniera differente e con la stessa efficacia. Un’evoluzione fluida e che conferma tutta l’intelligenza compositiva del gruppo danese.

Voto: 7,8/10

Tracklist:

  • 1 · On My Fingers
  • 2 · The Lord's Favorite
  • 3 · How Many
  • 4 · Glassy Eyed, Dormant And Veiled
  • 5 · Stay 06
  • 6 · Let It Vanish
  • 7 · Abundant Living
  • 8 · Forever
  • 9 · Cimmerian Shade
  • 10 · Against The Moon
  • 11 · Simony
  • 12 · Plowing into the Field of Love

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