Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Dischi DOC | Pubblicato il 5 aprile 2013

The_Cure_-_Pornography

The Cure

Pornography

Genere: Darkwave, gothic-punk

Anno: 1982

Casa Discografica: Fiction

Servizio di:

Robert Smith sviscera la sua nevrotica visione del mondo, filtrata dalle droghe e dall’alcol, con un’opera controversa e irrazionale minata dall’inizio alla fine da un pessimismo unilaterale, peggiorata ulteriormente dai rapporti “alla frutta” col resto della band.

Pornography è il disco maledetto da manuale con il quale concludere un periodo – oscuro – e iniziarne un altro, quello che verrà, pop e molto più easy. Bistrattato e sottovalutato dalla critica, amato incondizionatamente dal popolo darkwave, il terzo tassello della ipotetica trilogia oscura è un lavoro complesso e innovativo in una struttura, invece, piuttosto semplice: percussioni tribali in evidenza, basso dilaniato e materico, chitarra lancinante e ossessiva, tastiere barocche e chirurgiche. Tralasciando le dispute interne, la qualità creativa di Robert – alter ego più tenace del compianto Ian Curtis – non ha eguali nel comporre atmosfere sonore crude e disperate, ma anche colta e ricercata nel tessere testi scarni e nerissimi.

Le otto tracce sono dei monoliti sonici che lasceranno ai posteri un bignami di soluzioni sonore tuttora saccheggiato, le canzoni sono stratificate con gli strumenti che sembrano viaggiare avulsi tra loro, ma che con questo metodo danno il massimo della loro potenza. Lo stile omogeneo dei brani è un banco di prova interpretativo al quale Smith sembra dare il suo estremo espressionismo: la voce e la chitarra, in sincrono, caratterizzano ogni singola nota di ogni singolo pezzo. La sensazione di disagio diventa contagiosa, minando la salute auditiva- e mentale – dell’ascoltatore, anche di quello più sgamato.

Basterebbe l’attacco rabbioso di “One Hundred Years” per capire che i tempi sono cambiati rispetto agli impulsi “suicidi” di Faith; seguono implacabili la “dolce” “A Short Term Effect”, la forsennata “The Hangin Garden”, a completare la facciata arriva la bellissima e ipnotica “Siamese Twins”. Il lato B parte in maniera canonico-cureiana con The Figurehead ma immediatamente dopo arriva il picco assoluto dell’ellepì con A Strange Day, paradigma del brano post-punk virato al nero assoluto. Le finali Cold e Pornography sono ancora malattia senza cura, ideali espressioni dell’evoluzioni stilistica – prima della virata mainstream – del combo britannico. Ci vorrà Disintegration, qualche anno dopo, per rivedere i “peggiori” Cure di sempre, anche se il periodo pop sarà servito almeno a salvare le loro anime.

Voto: 9,5/10

Tracklist:

  • 1 · One Hundred Years
  • 2 · A Short Term Effect
  • 3 · The Hanging Garden
  • 4 · Siamese Twins
  • 5 · The Figurehead
  • 6 · A Strange Day
  • 7 · Cold
  • 8 · Pornography

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi