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Recensioni | Pubblicato il 30 aprile 2014

Gnut_Prenditi quello che meriti

Gnut

Prenditi quello che meriti

Genere: Folk, Blues

Anno: 2014

Casa Discografica: INRI

Servizio di:

Parte da Napoli ma ben presto diventa un lungo viaggio senza pause l’esperienza artistica di Claudio Domestico, in arte Gnut, folksinger girovago con il cuore sempre in terra partenopea e la testa pronta a ricevere tutti gli stimoli provenienti dall’incontro con luoghi e persone diverse. Un percorso ininterrotto, i cui fermenti emergono con forza in questo terzo lavoro, intitolato Prenditi quello che meriti e uscito per l’etichetta indipendente INRI.

Cantautore che fa della raffinatezza compositiva uno dei suoi principali tratti distintivi, Gnut sembra oggi abbandonare quell’alone di mistero intimista che aveva caratterizzato i primi due album, per aprirsi maggiormente a sonorità più fresche ed “ottimiste”, dai molteplici colori e rette come sempre da una vocalità vellutata che può, senza ombra di dubbio, essere considerata una delle più interessanti nel panorama musicale italiano.

Prenditi quello che meriti scorre come un lungo racconto in musica, un susseguirsi di aneddoti e confessioni in grado ora di strappare un sorriso, ora di suscitare brividi emotivi nei momenti di massima intensità e pathos.

Non è tardi” apre l’album con il tocco leggero di una ballata folk solare, che si imprime sin da subito nella mente dell’ascoltatore, così come un’atmosfera altrettanto fresca regge l’andamento quasi da “filastrocca” karmica di “Quello che meriti”, mentre più cupi si fanno i tratti nella toccante “Solo una carezza” nella quale, tra noir e tradizione partenopea, Gnut fa un salto indietro di oltre cento anni per narrare la triste disavventura della bisnonna materna, vittima della violenza di colui che sosteneva di amarla.

Foglie in dadgad” ed “Estate in dadgad”, accomunate, non solo nel titolo, dal fatto di essere nate con una particolare accordatura di chitarra (in dadgad, appunto), scelta in maniera quasi forzata da Claudio Domestico a causa dei danni subiti in seguito ad un incidente stradale, lasciano scivolare il viaggio su melodie sempre ipnotiche ed affascinanti, quelle stesse che, strizzando l’occhio al blues, caratterizzano anche le splendide “Fiume lento” (alla quale partecipa anche Giovanni Gulino dei Marta sui Tubi), “Ora che sei” e “Universi”, brani da ascoltare e riascoltare a ripetizione.

Su arrangiamenti “estivi” si muove “Dimmi cosa resta”, quasi a contrastare musicalmente le liriche incentrate sul racconto di uno spiacevole litigio, prima di dare spazio alle riflessioni interiori di “Torno” e alla continua lotta con le piccole e grandi sconfitte della vita (“Se per ogni vittoria ci son cento sconfitte / le prendo e le porto via con me”).

A chiudere l’album è una commovente reinterpretazione di “Passione”, brano del 1934 scritto dal poeta napoletano Libero Bovio e musicata da Ernesto Tagliaferri e Nicola Valente, con la quale Gnut si riallaccia alle proprie radici impregnandole di quella che è la sua forte personalità artistica, costantemente cresciuta nel corso di questi anni e oggi egregiamente tratteggiata dalle undici tracce che compongono Prenditi quello che meriti; undici tracce di assoluta intensità, per un disco da amare ascolto dopo ascolto.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Non è tardi
  • 2 · Fiume lento (feat. G. Gulino)
  • 3 · Quello che meriti
  • 4 · Solo una carezza
  • 5 · Foglie di dadgad
  • 6 · Estate in dadgad
  • 7 · Dimmi cosa resta
  • 8 · Ora che sei
  • 9 · Torno
  • 10 · Universi
  • 11 · Passione

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