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Recensioni | Pubblicato il 24 marzo 2015

PROTESTANTESIMA_COVER

Umberto Maria Giardini

Protestantesima

Genere: Alt. Rock, Songwriting

Anno: 2015

Casa Discografica: La Tempesta/Woodworm

Servizio di:

Protestantesima è l’album che segna il ritorno di Umberto Maria Giardini, a oltre due anni dal precedente La dieta dell’imperatrice e dopo l’intermezzo dell’ep Ognuno di noi è un po’ anticristo, a completare quella che finora è la trilogia del cantautore marchigiano pubblicata sotto il proprio nome di battesimo.

Ora barocco, ora volutamente sporco, Giardini ha ormai ben chiara la direzione da imprimere alla sua penna e sembra voler accentuarne ogni aspetto e spigolosità, per trasformare parole prive di filtro in un canto feroce, che non intende cedere alla pochezza dei nostri tempi; è proprio questo suo aspetto principale ciò che fa dell’ex Moltheni un personaggio musicalmente controverso, in grado di creare netti contrasti tra ammiratori e detrattori.

Che piaccia o no, però, è indubbia la capacità di Umberto Maria Giardini di aver creato una cifra stilistica ben riconoscibile, che, si tratti di graffianti pezzi rock o di delicate ballad intrise di una vena quasi mistica, regalano al suo nuovo lavoro tutto il fascino già riscontrato all’epoca dei suoi predecessori.

La title-track d’apertura, scelta tra l’altro anche come primo singolo dell’album, tra chitarre sferzanti e un testo in cui il nostro non nasconde le proprie amarezze, rappresenta il giusto biglietto da visita per l’intero disco, pronto a mescolare innocenza e rabbia, grazia e ferocia.

La delicatezza di brani come “Molteplici riflessi” e soprattutto “Seconda madre” e “Sibilla”, a metà tra canzone e invocazione, mette in luce quella purezza d’animo che già in passato avevamo avuto modo di apprezzare nella scrittura del musicista elpidiense, una delicatezza pronta a stridere con l’urlo de “Il vaso di Pandora”, attacco frontale a una Milano arida e drogata, con la disillusione di “Amare male”, o con la furiosa marcia di “Urania”.

Si passa quindi attraverso l’alternanza di rumore e dolcezza di “C’è chi ottiene e chi pretende”, che mostra in quasi 8 minuti la sua duplice anima mentre, messe da parte le sonorità prog che avevano caratterizzato alcuni passaggi dei precedenti lavori, “Pregando gli alberi in un ottobre da non dimenticare” apre alla psichedelia, fino ad esplodere in una lunga ed entusiasmante coda finale.

Ad accompagnare l’ascoltatore verso l’uscita è, infine, “6 aprile”, pezzo soffuso e riflessivo che rende omaggio alla città de L’Aquila, ancora ferita dal terremoto del 2009.

Sonorità diverse che si incontrano senza mai stridere l’una con l’altra, testi che mescolano frecciate e preghiera, uno sguardo attento a un mondo esterno sporco e falso e perciò volto a quest’ultimo sempre con la consapevolezza di non volerne fare parte: era il ritorno che ci si attendeva e Umberto Maria Giardini non ha tradito le attese di chi ha ormai imparato a conoscerne ed apprezzarne tutta la sincerità artistica e non solo.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Protestantesima
  • 2 · C'è chi ottiene e chi pretende
  • 3 · Molteplici e riflessi
  • 4 · Il vaso di Pandora
  • 5 · Seconda madre
  • 6 · Amare male
  • 7 · Sibilla
  • 8 · Urania
  • 9 · Pregando gli alberi in un ottobre da non dimenticare
  • 10 · 6 Aprile

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