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Recensioni | Pubblicato il 29 settembre 2014

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Vessel

Punish, Honey

Genere: Elettro-industrial

Anno: 2014

Casa Discografica: TriAngle

Servizio di:

La giovane etichetta  newyorkese TriAngle, già di per sé garanzia di qualità musicale, è una madre alquanto fertile che partorisce solo figli “unici”; infatti, al fianco di conclamati esempi di originalità musicale, dotati di corrusca abilità sonora quali How to Dress Well, Forest Swords, Balam Acab, Water Borders e The Haxan Cloak si affranca, alla sua seconda prova, Vessel, che oltre a essere la denominazione di un recente spin-off dei Giardini di Mirò,  è il progetto del bristoliano Sebastian Gainsborough, il quale aveva già ben impressionato con l’esordio Order Of Noise, giusto due anni or sono.

Servono angolazioni grandangolari per poter cogliere l’esagerata dovizia di particolari del nuovo lavoro, strati su strati di calcare ferroso amplificano, anziché ovattare, la percezione auditiva di tutto questo ben di dio; grazie anche all’analogica dei materiali veri impiegati nella stesura materica dei suoni, dei sample, delle sequenze imprevedibili quanto impreviste, nel patchwork alquanto ordinato, nella restituzione dei segnali. Insomma, “tanta roba” organizzata quanto basta a far salire la “pressione” emotiva di fronte a un crescendo di ritmi, fruscii, clangori metallici e metallurgici, sapori farraginosi e trombette beffarde.

Elettronica industriale mai sazia di paragoni che al tempo stesso, consciamente, si tiene fuori dal coro della rinnovata scena.  ”Febrile”, in odore di ouverture, saccheggia gli hardware, tra un martello pneumatico che manda in tilt un compressore lascia  quasi  subito la scena alla più pornografica e violenta tra le nove performance.  ”Red Sex”  è una marcia prepotente e stentorea, immersa in un implacabile delirio di (im)potenza, che sciorina lo strombettio impettito di cigolanti strutture rugginose (segnarsi Albin Julius). Solo un lieve rallentamento, nel passo che segue, marziale sovrapposizione alla inquieta eco dello strusciare sull’acciaio appena solidificato, alimentato da ansia e senso di soffocamento arriva “Drowned In Water and Light”; poi tocca ai fantasmi dei Test Dept forgiare coi loro martelli le lamiere grezze di “Euoi”, e con loro giungono le milizie spettrali di di The Moon Lay Hidden Beneath a Cloud: le trombe del giudizio con la sordina. 421 battiti compongono “Anima”, leggiadra mini-suite temprata su una circolare nenia sintetica in pericolosa ascesa verticale fino a una totale liquefazione del suono, fra campane tubolari e ritmiche sincopate: vertice del disco!

Gabbiani agonizzanti volano  impazziti e una armoniosa cantilena sorretta dai colpi lontani di un fabbro del cristallo ci rassicura solo un po’  in “Black Leaves and Fallen Branches”. Il pericolo giunge ora da “Kin to Coal”, sinfonica cacofonia di multi-stratificate scorie metallurgiche; ma pure da “Punish, Honey” (che titola il disco) con le sue vibrazioni sorde, aride dell’olio necessario a farne funzionare gli ingranaggi consunti, appena percettibili eppure tangibili e ben conficcate nel nostro vigile ascolto. DPM conclude la sequentia  nel più esplicito dei modi: techno hardcore rallentata che dà fiato – e anima – a tutte le invenzioni del nostro: gli edifici nuovi anche stavolta cadono rovinosamente sollevando un polverone radio/retroattivo. Le citazioni sono talvolta ingiuste ma quasi sempre necessarie (autocit.). Bellezza dai meccanismi ben oliati, nonostante le storture e gli sfregamenti siano alla base dell’impianto metrico e sonoro. Contemporaneo anello di congiunzione dalle mille sfaccettature industriali che abilmente coniuga Throbbing Gristle e derivati (i soliti Coil su tutti) con le modernità assassine di The Haxan Cloak e Andy Stott. Sorprendente meraviglia!

Voto: 7,7/10

Tracklist:

  • 1 · Febrile
  • 2 · Red Sex
  • 3 · Drowned In Water and Light
  • 4 · Euoi
  • 5 · Anima
  • 6 · Black Leaves and Fallen Branches
  • 7 · Kin to Coal
  • 8 · Punish, Honey
  • 9 · DPM

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