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Recensioni | Pubblicato il 7 marzo 2013

Front

Nick Cave & The Bad Seeds

Push the Sky Away

Genere: avant-blues-rock

Anno: 2013

Casa Discografica: Mute Records

Servizio di:

Se l’inferno ti regala un tipo come Nick Cave non puoi che essergli grato, a vita. Anche quando l’angelo caduto si redime (davvero?), anche quando l’angelo nero “inchiostro” perde la cattiva strada per la redenzione, ti aspetti sempre un ritorno alle vecchie peccaminose murder ballads, che puntualmente arrivano in questo 15° capitolo della “bibbia delle caverne” secondo l’apostolo Nicola.

Se poi arrivi a percepire che quest’uomo è, qualsiasi cosa decida di fare, un “divo” vero, ti arrendi all’evidenza di tanta grandezza, sia che lui si cali nei panni dello scrittore o del poeta o dello sceneggiatore o del soundtrack director o… Perfino i suoi progetti collaterali (colonne sonore e i magnifici Grinderman) sono di grana fine, superiore, infinitamente superiore, tant’è che, un ritorno inaspettato ai semi della pianta cattiva, ti fa temere il peggio. E invece “King Ink”, nonostante l’inchiostro  sia cosparso  quasi tutto sui suoi capelli, ha la presunzione di stupire e dettare ancora una volta le regole di quel gioco che conosce meglio di qualunque altro e al quale non ci abitueremo mai abbastanza; ne risulta un album impeccabile, (stra)ordinaria amministrazione del suono blues caveiano, una emozionante conferma di un talento che ha molto da dire e “da dare” per molti anni, ancora.

Lo sguardo dell’australiano spazia sempre libero, forse appena appena intrappolato dalla coatta urbanizzazione al quale è (da troppo tempo) costretto, tuttavia, memore degli spazi infiniti della sua grande terra madre ecco un ritorno  fisiologico alla  lentezza emozionante di The Good Son, alle brividose tristezze di No More Shall We Part, il tutto impreziosito dall’esperienza cinematografica con Hillcoat: è un naturale ritorno a episodi “epici” nei quali Nick accantona – per riflettere un po’ forse – il graffiante hard-blues dei Grindeman o il rabbioso livore del paradossale, ma immenso,  Dig Lazarus Dig!!!.

Facendosi eroe di una tenacia innata, Cave sfrutta al meglio la tensione compositiva delle sue ballate, le quali, pur non disdegnando un’insolita dolcezza, non vanno mai in overdose di zuccheri: vedi il duetto vocale in crescendo di We No Who U R, l’ansia gospel di Wide Lovely Eyes, la concitazione sensuale di Water’s Edge. Nulla, ancora una volta, è lasciato al caso in uno spazio sonoro sempre vergato finemente in bella calligrafia, magari adottando qualche trucco rodato come il finale epico e rabbioso nella melodica e suadente Jubilee Street, oppure laddove è il pezzo ad essere concitato ed energico (Higgs Boson Blues), lo sfumare la rabbia parossistica con una risacca notturna e intimistica. Vale la pena soffermarsi sui brividi (veri) provocati da Jubilee Street, emozioni che  salgono lentamente come una marea (il video è girato dallo stesso John Hillcoat che nei film “The Road” e “Lawless” usufruisce del talento musicale e non di Cave ed Hellis), la canzone prende in prestito le atmosfere altrui di “benemeriti atipici” come gli Arab Strap e l’immenso Johnny Cash.

Valgono il prezzo del biglietto – in prima classe – anche canzoni dai riflessi perlacei come We Real Cool o la title track, brani che sembrano creati appositamente per evocare un’estasi sovrannaturale: il basso borbotta, gli archi ti sollevano da terra, le tastiere creano un suono ambientale quasi lisergico, le parole scandiscono i tempi con precisione e naturalezza disarmanti. Un disco destinato a dividere, tra snobisti troppo indaffarati a cogliere similitudini col glorioso passato o a rilevare presunte noiosità del tempo presente ed entusiasti fan (della prima o dell’ultima ora) che si bevono tutto senza sentirne il vero sapore. Niente capolavoro, stavolta, ma un lavoro come si suol dire onesto, ben suonato, ben interpretato, ispirato e piacevole: cosa desiderare di più non so, c’è chi pagherebbe con la vita – ma meglio ancora con l’anima – l’aver partorito un full lenght simile… Il cielo si sta allontanando? La terra può comunque essere un bel posto dove ascoltare tanta grazia.

Voto: 7,8/10

Tracklist:

  • 1 · We No Who U R
  • 2 · Wide Lovely Eyes
  • 3 · Water's Edge
  • 4 · Jubilee Street
  • 5 · Mermaids
  • 6 · We Real Cool
  • 7 · Finishing Jubilee Street
  • 8 · Higgs Boson Blues
  • 9 · Push The Sky Away

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