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Recensioni | Pubblicato il 26 settembre 2013

Dal Cooper

Dale Cooper Quartet & The Dictaphones

Quatorze Pieces De Menace

Genere: Dark-jazz

Anno: 2013

Casa Discografica: Denovali

Servizio di:

Terza prova in studio per Dale Cooper Quartet And The Dictaphones, ensemble francese (composto da synth clarinetto, sassofono, chitarra, oboe e che vede all’occorrenza l’impiego di altri strumenti) dedito a un intenso dark-jazz balzato agli onori della cronaca con il precedente e notevole “Metamanoir” (2011).  A partire dal nome,  è facile intuire quale sia la principale la fonte d’ispirazione del progetto, ovvero quell’immaginario tanto oscuro quanto estetizzante partorito dalle menti della coppia Badalamenti-Lynch rielaborato poi in una chiave personale.

Pur rimanendo fedele allo stile delle precedenti uscite, il nuovo Quatorze Pieces De Menace ci regala una serie di brani molto più eterogenei, una lenta immersione in un’atmosfera dove il buio e il freddo fanno da filo conduttore.  L’inizio è affidato a “Brosme en Dos-vert”, una pregevole suite strumentale di 21 minuti adagiata su un jazz esoterico che richiama alla mente alcune composizioni di Jan Garbarek  arricchita però da suggestioni dark-ambient e al limite dell’industriale. Segue “Nourrain Quinquet,” brano per voce maschile, clarinetto e synth vicino al repertorio più “classico” e più legato alla forma canzone, mentre la terza traccia “Calbombe camoufle Fretin” ricalca in modo evidente alcune tra le indimenticabili interpretazioni di Julee Cruise nella colonna sonora di “Twin Peaks”.

La breve “Oribus Sustente Lingue” apre la strada alla spiazzante “L’escolier Serpent Eolipile”,  pezzo che a livello ritmico si distacca dal genere avvicinandosi quasi a territori post-punk tanto da ricordare nelle vocals e nell’incidere alcune performance dei Death In June più coraggiosi. “La Ventreé Rat de Cave” ci porta finalmente nel cuore dell’album assieme alla successiva “Il Bamboche Empereurs”, una sorta di dub, misterioso, femminile e tormentato che rappresenta senza alcun dubbio l’apice compositivo ed emotivo della loro discografia (al pari di “Eux Exquis Acrostole” del disco precedente). C’è ancora tempo per un breve omaggio alla “chanson” con “Celadon Bafre”e “Ignescence Black-bass Recule” , introdotta da un arpeggio alla Cocteau Twins, ci riaccompagna nel pieno del caos e delle suggestioni dionisiache tanto care al regista di “Mulholland Drive” e “Inland Empire”. Chiudono “Mange Tange” e un altro grande brano, “Lampyre Bonen Chére”,  crescendo sinfonico ugualmente cupo ma meno claustrofobico rispetto al resto dei pezzi caratterizzati dalla voce femminile, quasi un impercettibile spiraglio di luce dopo la tragedia.

Sintesi di bellezza e di oscurità, Quatorze Pieces De Menace si presenta come un’opera dalle sonorità aperte pur essendo probabilmente il più lynchiano dei tre album.  Colonna sonora ideale per un noir invernale, il disco riesce nell’intento di bissare il successo artistico del suo predecessore apportando alcune varianti a testimonianza di un raffinato bagaglio di cultura musicale. Da ascoltare in casa, con poca luce, mentre fuori fa freddo e tira un’aria un po’ strana.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Brosme en Dos-vert
  • 2 · Nourrain Quinquet
  • 3 · Calbombe camoufle Fretin
  • 4 · Oribus Sustente Lingue
  • 5 · L'escolier Serpent Eolipile
  • 6 · La Ventreé Rat de Cave
  • 7 · Il Bamboche Empereurs
  • 8 · Céladon Bafre
  • 9 · Ignescence Black-bass Recule
  • 10 · 10 Mange Tanche
  • 11 · Lampyre Bonne Chère

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