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Recensioni | Pubblicato il 28 ottobre 2014

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Quel brevissimo istante in cui ti manchi

Genere: Alt. Rock, Psichedelia

Anno: 2014

Casa Discografica: Riff Records

Servizio di:

Erano ormai quattro gli anni passati dall’uscita di Malelieve, un periodo di silenzio piuttosto lungo per i judA, durante il quale si è anche temuto per gli equilibri della band dopo la fuoriuscita del chitarrista Sergio Fossati, sostituito soltanto un anno dopo da Alessandro Denti. L’attesa non ha tuttavia sopito le speranze dei più affezionati fan di poter riassaporare i potenti canovacci sonori tipici del terzetto, aspettative oggi ripagate dall’uscita di Quel brevissimo istante in cui ti manchi.

Album doppio, due ore e dieci minuti di potenza, suoni granitici e un lirismo sempre teso e tagliente, come una lama pronta ad affondare i suoi colpi nelle carni rese molli da una società falsa ed ipocrita, da tradimenti, abbandoni e fallimenti sempre dietro l’angolo, il ritorno dei judA è un rabbioso concentrato di emozioni, rese ancor più vivide da un impianto sonoro quanto mai possente.

Basti pensare al muro di distorsioni del primo singolo “Vibra” o di “Ars Oblivionis”, così come ai ritmi circolari di “Isolamento” e “Di stomaco”, che colpiscono a più riprese l’ascoltatore mettendolo al tappeto in un incontro/scontro di violenza e godimento.

Atmosfere tese e pronte ad esplodere costituiscono l’ossatura portante dell’intero lavoro, come dimostrano le anime inquiete di “Nel deserto”, “Fiele”, “100” o de “L’inferno e il cristallo”, eppure i judA non perdono smalto neppure di fronte a episodi del calibro di “L’eleganza dei pensieri semplici” (cui la voce di Marco Antoci D’Agostino si alterna a quella di Laura Spada) o di “Quasi smetto”, cui spetta il compito di alleggerire temporaneamente i toni.

Spazio poi a eccellenti episodi strumentali che si muovono in maniera impeccabile tra noise, post-rock e psichedelia, vedi “Aquiloni a nord”, “Yakamoz”, “Del buio” e soprattutto la bonus track “Agricoltore”, che con i suoi 32 minuti di durata diventa una lunga e maestosa jam session a se stante, senza infine dimenticare un tuffo nella letteratura con un estratto da “La prosivendola” di Daniel Pennac, in un reading, “Il coma della ragione”, cui presta la voce narrante Alessandro Gambardella.

Numerosi gli spunti, dunque, per un’opera difficilmente raccontabile in poche righe ma che merita piuttosto un ascolto lungo e approfondito, in grado di coglierne le tante sfumature che la animano. L’unica certezza è che le diciassette tracce di Quel brevissimo istante in cui ti manchi ci restituiscono una band in forma e attualmente ispirata come poche altre, capace di creare qualcosa di realmente imponente, semplicemente mettendo a frutto estro e sudore.

Voto: 7,8/10

Tracklist:

  • 1 · Vibra
  • 2 · Isolamento
  • 3 · Nel deserto
  • 4 · Aquiloni a nord
  • 5 · Ars Obilivionis
  • 6 · Fiele
  • 7 · 100
  • 8 · Di stomaco
  • 9 · Del buio
  • 10 · L'eleganza dei pensieri semplici
  • 11 · Nuove invenzioni
  • 12 · Il coma della ragione
  • 13 · L'inferno e il cristallo
  • 14 · Yakamoz
  • 15 · Quasi smetto
  • 16 · Riflessi nel ghiaccio
  • 17 · Agricoltore (CD Bonus Track)

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